Chili News

20-01-2010

Techmex a Red Tv sul Decreto Romani

Red Tv ci aveva invitato già alla trasmissione Resti Fra Noi, condotta da Stefano Balassone. Molto probabilmente , fra qualche settimane ci sarà un’altra trasmissione per vedere a che punto sarà l’iter del decreto legislativo.
Potete visualizzare il video della trasmissione a questo link. Il discorso è stato interessante e riguardava i temi principali del decreto. In realtà il decreto rischia di essere una scatola cinese che punta ad avere il controllo per poter spegnere la rete in Italia, creare regolamenti sempre più difficili per impedire la libera circolazione del sapere.
Invitiamo tutti gli utenti ad informarsi del decreto e ad aderire alle azioni di protesta nel caso si trovassero contrari alla proposta del viceministro Romani.

12-12-2009

Privacy e rete: anche Schneier risponde a Google

Hanno sollevato molte polemiche le dichiarazioni sulla provacy rilasciate da Eric Schmidt, Ceo di Google, in relazione alla privacy e all’attività di Google. Non tanto per quello che riguarda il richiamo al Patrioct Act, il pacchetto di leggi americane approvate all’indomani dell’11 Settembre, ma su una certa auto prevenzione delle azioni di un singolo individuo in rete. Praticamente il suo intervento riassume che le persone non dovrebbero commettere azioni che non vogliono far conoscere sul web. Una dichiarazione di questo tipo apre scenari non certo confortanti sulle libertà personali, ma soprattutto ci lascia interdetti su quale sia la reale policy di Big G riguardo la nostra privacy. Mozilla invitava addirittura a lasciare Google per passare Bing, ricoscendo al motore di ricerca di Microsoft una policy molto più corretta e chiara in merito.
200px-bruce_schneier_1Dal suo blog risponde anche Bruce Schneier, guru della sicurezza informatica, autore del libro Crittografia Applicata, che ha lavorato per il Dipartimento della Sicurezza USA e ora per la British Telecom. Tra l’altro Schneier è autore di moltissimi algoritmi, fra cui il famoso Blowfish.
Egli rispolvera una dichiarazione del 2006, che chiarisce in maniera lucida ed inequivocabile la sua posizione, dando un grande contributo alla discussione sul tema della privacy.

La privacy ci protegge dagli abusi di chi detiene il potere, anche non se stiamo facendo nulla di male, al momento della sorveglianza.
Non facciamo nulla di male quando facciamo l’amore o andiamo in bagno. Non nascondiamo volutamente niente quando cerchiamo luoghi privati di riflessione o per una conversazione. Teniamo diari privati, cantiamo nella privacy della doccia, e scriviamo lettere ad amanti segreti per poi bruciarle. La privacy è un bisogno fondamentale dell’uomo.
Se osservati in tutto ciò che facciamo, siamo costantemente sotto la minaccia di correzione, giudizio, critica, persino plagio della nostra unicità. Diventiamo come figli, incatenati sotto occhi attenti, sempre timorosi che - ora o in un futuro incerto - ci lasciamo alle spalle tracce che possano essere usate contro di noi, da qualsiasi autorità che si concentri sui nostri atti una volta privati e innocenti. Perdiamo la nostra individualità, perché tutto ciò che facciamo è osservabile e registrabile.
[…]
Questa è la perdita della libertà che abbiamo di fronte, quando la nostra privacy è portata via da noi. Questa è la vita nella ex Germania dell’Est, o la vita nell’Iraq di Saddam Hussein. Ed è il nostro futuro se permettiamo a un occhio sempre invadente di accedere alle nostra vita personale e privata.
Troppi erroneamente caratterizzano il dibattito come “sicurezza contro privacy”. La vera scelta è libertà contro controllo. La tirannia, se sotto la minaccia di un attacco straniero o sotto costante controllo interno, è sempre la tirannia. La libertà richiede sicurezza senza intrusione, sicurezza più privacy. La sorveglianza diffusa della polizia è la definizione stessa di uno stato di polizia. Ed è per questo che dobbiamo reclamare privacy anche quando non abbiamo nulla da nascondere.

Personalmente vorrei sbagliarmi ma all’orizzonte vedo qualcosa di inquietante nella parole di uno dei massimi esponenti di Google. Si sta svolgendo una battaglia fra free e pay, vista la decisione di Murdoch e le nuove alleanze che si stanno dispiegando. Se Google è il campione del free quanto ci costerà tutto questo in termine di libertà personale?

11-12-2009

Mozilla: Lasciate Google e passate a Bing

Bufera fra Google e Mozilla. Sembra incredibile ma ora i ragazzi di Mozilla consigliano di usare Bing come motore di ricerca e non più Google. Motiva della contesa una dichiarazione del Ceo Eric Schmidt.
Proprio Schmidt, Ceo di Google, ha dichiarato qualche giorno fa:Se avete qualcosa che non volete che nessuno scopra o veda, forse dovreste tenerla online, in primo luogo. Se poi avete veramente bisogno di quel tipo di privacy, ricordate sempre che in realtà i motori di ricerca - tra cui Google - conservano queste informazioni per qualche tempo ed è importante, per esempio, sapere che siamo tutti soggetti, negli Stati Uniti, al Patriot Act. Quindi è possibile che tutte le informazioni siano a disposizione delle autorità.
4eda5ca9138993428448ebfd9163c061Così Asa Dotzler, capo del community development di Mozilla, non si è tenuto ed ha consigliato di passare a Bing, il motore di ricerca di Microsoft che sembra avere una policy di privacy molto più chiara e sicura.
Certo è una dichiarazione inaspettata, visto i legami che esistono fra Google e la Mozilla Foundation, non solo per i finanziamenti che quest’ultima ha ricevuto, ma anche perchè Firefox aveva sempre avuto Google come motore di default.

24-11-2009

UE: Internet è una libertà fondamentale

Finalmente anche il Parlamento Europeo riconosce internet come libertà fondamentale. La norma è inserita dentro il famoso pacchetto telecom, che mira riordinare la legislazione europea in materia di telecomunicazioni.
00012612 Le nuove regole, che gli Stati membri dovranno applicare entro i prossimi 18 mesi, garantiranno maggiori diritti ai consumatori, la salvaguardia della libertà di Internet, la protezione dei dati personali, una maggiore concorrenza e un più moderno utilizzo delle frequenze radio. 510 voti favorevoli, 40 contrari e 24 astensioni è stato il risultato della votazione finale, quindi con una maggioranza bulgara a favore. Jerzy Buzek, Presidente del Parlamento europeo, ha espresso la sua soddisfazione sottolineando che: Questo pacchetto legislativo è un ottimo esempio di come il lavoro che svolgiamo quali legislatori ha un impatto sulla vita quotidiana dei cittadini… Sono lieto che abbiamo contribuito a rafforzare i diritti degli utenti dei servizi di comunicazione elettronica e di Internet .
In base all’accordo raggiunto con il Consiglio, qualunque provvedimento che restringa l’accesso a Internet potrà essere imposto solo se ritenuto appropriato, proporzionato e necessario nel contesto di una società democratica. E a condizione che, nel rispetto del principio della presunzione d’innocenza e del diritto alla privacy”, sia garantita una procedura preliminare equa ed imparziale, compresi il diritto della persona o delle persone interessate di essere ascoltate. Dev’essere inoltre garantito il diritto ad un controllo giurisdizionale efficace e tempestivo.
I deputati hanno ottenuto che all’accesso a Internet sia riconosciuta, per la prima volta al mondo, una protezione giuridica equivalente a quella garantita a un diritto o a una libertà fondamentale. Gli Stati membri hanno fino al 24 maggio 2011 per adattare la propria legislazione a queste nuove garanzie.
La nuova legislazione intende poi rafforzare la protezione dei dati personali e della privacy, ad esempio sancendo l’obbligo di ottenere il consenso degli utenti prima dell’installazione di “cookies” sui computer.
Raggiunto un accordo con i ministri per le telecomunicazioni dell’UE sull’istituzione di un nuovo organismo comunitario (BEREC regulators - Body of European Regulators for Electronic Communications) formato dalle 27 autorità nazionali di regolazione.

Wi-Fi libera: no al rinnovo del decreto Pisanu

Si apre un nuovo fronte per il governo Berlusconi, mentre ler proposte della banda larga sono ancora in un limbo. La vicenda riguarda la sezione del decretoantiterrorismo Pisanu e chi vuole offrire la Wi-fi.n178038922819_8083 Qualunque esercizio, sia un bar, una libreria., o quanto altro, se vuole offrire ai suoi frequentatori e cliente un servizio di connessione Wi-fi deve essere registrato in questura. Una norma che ha burocratizzato l’iter e ha scoraggiato la maggior parte degli interessati. Già attivo un gruppo su facebook con 400 membri che chiedono di non rinnovare il decreto, almeno per quanto riguarda questa parte. Ma a chiederlo è anche l’autorevole Centro NEXA su Internet & Società del Politecnico di Torino. NEXA chiede una presa di posizione esplicita e chiara al ministero dell’Interno, a quello per la PA e l’Innovazione e a quello dello Sviluppo Economico, una posizione che confermi l’intenzione, nell’immediato, di non prorogare tale decreto. Ma, richiesta forse ancora più rilevante qualora venisse accolta dal Governo, viene proposto per il futuro di effettuare analisi scientifiche di impatto economico-sociale prima dell’adozione di qualsiasi norma relativa a Internet, una disposizione simile a quanto richiesto negli anni a gran voce dagli esperti della rete. Una posizione che noi sottoscriviamo e che aprirebbe una strada verso una programmazione sugli affari di Internet. Nexa si concentra sul punto riguardo l’identificazione degli utenti Internet negli accessi pubblici che, a detta degli esperti del Politecnico, rimane una incombenza alquanto onerosa, peraltro introdotta pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica, come se la necessità della norma fosse auto-evidente. In realtà, si trattava di una norma che non aveva - e non ha - corrispettivo in nessun paese avanzato; nemmeno il severo Patriot Act USA, approvato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, lo prevede.
Abolando questo punto si renderebbero più facilmente realizzabili progetti di grande utilità sociale ed economica, come, per esempio, coperture wi-fi municipali a basso costo, progetti contro il digital divide in aree rurali o montane, accesso Internet per studenti e scienziati che partecipano a conferenze nel nostro paese, o accesso Internet per turisti in visita nelle nostre città, nei nostri musei e nei nostri siti archeologici.

16-11-2009

La web tv post-terremoto. Intervista a Stefano Strocchi di fromzero.tv

Il terremoto del 6 aprile in Abruzzo è ancora un ricordo forte per tutti noi, ma come sempre, l’attenzione tende a scivolare e non a rimanere salda. Terminata l’emergenza le luci dei media si spengono, proprio nel momento, invece, più importante. Perchè dopo ogni tragedia c’è una vita da continuare, da ricostruire, e non sono solo case, ma comunità, rapporti, giornate da riempire, un quotidiano da reinventare.Il progetto fromzero.tv è stato pensato e realizzato, proprio quando il circo dei media, se ne andava, lasciando soli gli abitanti nelle tendopoli dell’emergenza. Abbiamo raggiunto Stefano Strocchi, produttore ed uno degli autori del progetto, per farci raccontare come è stata la sua genesi.

tendopoli abruzzo
Stefano, ci racconti come è nata l’idea del progetto fromzero.tv.

Quando ho sentito del terremoto il mio primo pensiero è stato quello di mettermi a disposizione come volontario. Stavo finendo alcuni lavori e mi sarei presto organizzato per raggiungere le zone del terremoto. Poi mi è venuto in mente che potevo forse essere più utile facendo il mio lavoro, che è il documentarista. Così mi sono messo a pensare ad un progetto che coinvolgesse la Move Productions, la mia casa di produzione, insieme ad altri collaboratori e a Pulsemedia. L’idea era proprio quella di raccontare il quotidiano della vita di chi viveva nella situazione post-terremoto, di chi era nelle tendopoli.

Il web è stata una scelta primaria?
Assolutamente si. Primo perchè in Europa sono già alcuni anni che si fanno progetti multipiattaforma come questo, come Gaza/Sderot di Bernstein, che racconta la vita sul confine arabo-palestinese. Poi, fondamentalmente il web restituisce un’immediatezza che era necessaria al nostro progetto, essere lì tutti i giorni per raccontare le loro storie. Tutta la struttura creata era a servizio dei conutenuti che ogni giorno giravamo e poi montavamo. Poi il successo dell’iniziativa è stato tale per il forte coinvolgimento dei social networks che hanno dato ampia visibilità.

Come è stata l’accoglienza all’inizio?
All’inizio erano scettici, anche perchè i media avevano fatto un’operazione mordi e fuggi riguardo al terremoto, quindi non è stato facile. Credevano che anche noi dopo un pò saremmo andati via. Mentre la nostra intenzione era quella di stare lì con loro finche l’ultimo non avesse lasciato la tendopoli per andare negli alloggi costruiti, anche quelli temporanei. Da lì si è creato un legame forte, siamo diventati dei compagni d’avventura. Uso una metafora, era come vivere insieme nel villaggio di Asterix, costruendo insieme una comunità. Quello che abbiamo sempre evidenziato era che loro non erano in un reality, non erano degli animali da circo, ma piuttosto erano i protagonisti di un percorso comune.

Quale pensi sarà l’impatto nel futuro di chi è stato protagonista di fromzero?
Credo che ancora nessuno abbia riflettutto su questo. Penso che ci sia stata la sensazione di non sentirsi soli o abbandonati, anche perchè c’è stato un coivolgimento fra i protagonisti e gli utenti del sito, anche questo è stato importante. Poi la voglia di costruire una memoria collettiva che rimanga nel tempo, la voglia di parlare delle loro storie, di dare valore al loro quotidiano. Noi in questo momento siamo alle battute finali perchè le persone nella tendopoli sono quasi tutte sistemate, anche se sul sito andremo avanti fino a Natale.

Nel nostro paese esiste poi un problema di memora collettiva?

Esiste in quanto nessuno racconta il nostro quotidiano. Il cinema prima se ne occupava, ma ora non esiste più e la televisione non promuove questo tipo di operazioni in Italia. Se tu in tv non hai scelta e vedi solo certi programmi alla fine finisci per somigliare a loro. Invece fromzero.tv permette di creare un legame di tipo emotivo con queste storie, con questo quotidiano, un tipo di interesse che ti fa capire cosa ti succede intorno.

Un’operazione di impegno civile quindi?
Ma quello è un valore intrinseco. L’importante per noi era l’azione stesso dello storytelling. Noi siamo stati molto attenti a dividere le cose, per esempio non abbiamo fatto promozione per raccolta fondi, per quello c’era la Croce Rossa, che tra l’altro ha promosso moltissimo il nostro progetto. Non volevamo essere distratti da altre cose e ne volevamo che si perdesse il nostro vero obiettivo.

Ora ci sono i festival di Torino e Amsterdam.
Torino è un festival molto sensibile su questo e ogni documentario che sarà presentato avrà in testa una clip di 3 minuti di fromzero.tv Questo ci fa piacere anche per la Film Commission, che ci ha sostenuto. Poi sarà la volta di Amsterdam, all’IDFA, uno degli appuntamenti più importanti del mondo. Lì nella sezione DocLab parlermo anche del futuro di FromZero, oltre alla realizzazione di un DVD finale. La nostra intenzione è che FromZero diventi una sorta di format che racconti situazioni di emergenza e ricostruzione in ogni parte del mondo.

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Techmex a Red Tv sul Decreto Romani

Presto saremo ancora a Red Tv per fare il punto dell’iter del Decreto Romani.

Privacy e rete: anche Schneier risponde a Google

Una risposta lucida e precisa a Google.

Mozilla: Lasciate Google e passate a Bing

Google non sembra più così attento alla privacy?

UE: Internet è una libertà fondamentale

L’unione europea rinosce l’uso di internet come libertà fondamentale.

Wi-Fi libera: no al rinnovo del decreto Pisanu

Wi-fi libera ed il blocco del decreto Pisanu. La rete si mobilita.

La web tv post-terremoto. Intervista a Stefano Strocchi di fromzero.tv

Non è facile vivere in una tenda. Ma qualcuno l’ha fatto per scelta, proprio per raccontare il quotidiano di chi ha subito il terremoto in terra d’Abruzzo.

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