Chili News

16-04-2011

Passaporto online, a Roma pronto in 3 giorni

A Roma richiedere il passaporto è diventato semplice e veloce, tre giorni ed è pronto.
Sembra impossibile? Io ho testato questo servizio la scorsa settimana e ora vi spiego come fare.

  1. Digitate http://www.passaportonline.poliziadistato.it/ registratevi e prendete un appuntamento.
  2. Stampate il materiale che vi forniscono al termine della registrazione, comprate un contrassegno telematico per passaporto di € 40,29 in tabaccheria, fatevi belli perché vi serviranno due fototessera identiche e recenti nelle quali si vedano bene le orecchie e la fronte. Pagate € 42.50 tramite versamento con bollettino sul conto corrente n. 67422808 intestato a: Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del tesoro. La causale è: “importo per il rilascio del passaporto elettronico”. Consiglio di utilizzare i bollettini pre-compilati che trovate negli uffici postali.
  3. Vi recate nella questura che vi è stata indicata al momento della registrazione sul portale, non spaventatevi se vedete tantissima gente li davanti, non farete la fila! Vi accoglierà un agente gentile che vi ruberà solo una decina di minuti.
  4. Tre giorni dopo il passaporto è pronto, dovete solo andarlo a ritirare di persona, oppure potete delegare qualcuno per andare a prenderlo al posto vostro.

Roma Hackmeeting 2010: Programmare è Narrare?

Si è chiuso ieri il tredicismo Hackmeeting di Roma, appuntamento capitolino di hacker e blogger, tenutosi presso il centro sociale La Torre. Come sempre interessante e ricco di spunti, anche perchè rimasto uno dei pochi appuntamenti liberi dal mercato, anche se il mercato guarda attentamente queste manifestazione, magari in incognito!
Seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo. Per discutere di social network, software libero e tecniche di programmazione. Lo spazio autogestito, non è una scelta casuale, come non lo è il commercio ecosolidale: l’organizzazione dell’evento segue infatti la stessa filosofia di più larga partecipazione. Attiva è una mailing list in cui i partecipanti possono approfondire i temi trattati nei seminari. La prospettiva è quella della condivisione, di un movimento vicino a quello dell’Open Source, dei codici sorgente libero.
L’hackmeeting è l’incontro delle comunità, delle controculture digitali e non», spiega uno degli organizzatori, Deckard «e delle individualità che si pongono in maniera critica e propositiva rispetto all’avanzare delle nuove tecnologie, sempre più legate a doppio filo al controllo sociale, alle imprese belliche e alla commercializzazione di ogni spazio vitale».
Tra i temi trattati, crittografia (tecniche per spedire email private), Drm (digital rights restrictions, usati per impedire la copia di file audio e video), file sharing, applicazioni free software per l’ambito scientifico e accademico, riciclo di vecchi computer, reti mesh (infrastrutture di telecomunicazioni costruite dal basso e libere dal controllo).

Una delle cose più interessanti è stato il dibattito intorno alla programmazione, cioè la scrittura del codice sorgente, sotto un punto di vista differente. Vista sempre come un’attività molto tecnica, ripetitiva, fredda, legata alla logica e alla matematica, la programmazione è stata esaminata in un interessante seminario Programmare è come narrare?, tenuto da Stefano Penge e Maurizio Mazzoneschi.

«Il continente di cui vogliamo parlare è quello dei codici sorgente dei programmi», dicono. «Più di 50 anni di letteratura, più di 50 lingue diverse. Un corpus di testi dalle dimensioni quantitative enormi: l’archivio su web più noto di software OpenSource, SourceForge.net, contiene quasi un milione di “libri” diversi relativi solo agli ultimi 5 anni. Eppure nessun’indagine, nemmeno di ricognizione, è stata condotta finora da un punto di vista linguistico, stilistico, retorico. Quello che stiamo cercando di fare è trovare un posto a questo continente all’interno della cartografia, accanto ai territori più noti in cui si sono incontrate (persone e) discipline tanto diverse come linguistica e informatica; poi cercheremo di capire il perché di questo lungo nascondimento, e proveremo a immaginare l’apocalissi, cioè di modi concreti di comunicare la nostra scoperta al mondo». Programmazione come narrazione. La riflessione arriva fino a ipotizzare che anche quando i linguaggi di programmazione vengono scritti per finalità tecniche in realtà nascondono, a livello inconscio, degli intenti narrativi e comunque una struttura stilistica propria che risente della preparazione culturale di chi scrive, che dà vita a lessici, sintassi, forme di impaginazione uniche ed irripetibili.

Altro tema forte è stato il controllo, di cui si è parlato in Paranoia in practice: strumenti di controllo, strumenti di difesa, una panoramica sui metodi di controllo con le tecnologie disponibili, su come evitarle. Seguendolo, si capisce come telecamere, carte magnetiche, telefonini e social network monitorano ogni aspetto della vita di tutti e la registrano.
Si è portato l’esempio di sala sistema Roma, la centrale che controlla tutte le oltrwe 5000 telecamere presenti nella capitale, da cui si può esaminare automaticamente il contenuto di migliaia di immagini al minuto, e ricevere perfino i video in diretta dalle telecamere montate sugli autobus. Una struttura in grado, quindi, di seguire un cittadino tutta la giornata in ogni punto della città. Così la capitale diviene uno spazio di vita controllato tipico delle aree di prigionia, una comunità sotto controllo che perde il diritto alla privacy. Ma altri strumenti di controllo sono ormai dati per scontati: gli acquisti fatti con bancomat e carte di credito forniscono un profilo delle attività di ognuno, le “fidelity card” dei supermercati danno l’elenco delle abitudini e dei gusti personali, il cellulare tiene traccia di ogni spostamento e il provider internet registra ogni mail e ogni sito visitato, annotando tempi e quantità. L’oratore, Ciaby in questo caso, si spinge più in là: «Siamo noi stessi a offrire spontaneamente una mole enorme di dati al Grande Fratello: pubblichiamo le nostre foto su internet, mettiamo a disposizione il contenuto delle nostre mail in cambio di una pubblicità mirata, e offriamo persino la mappa completa delle nostre relazioni personali, indicando amicizie, conoscenze, affetti».

«Le tecnologie rappresentano però sono anche un grande strumento di resistenza», continua Deckard, «Basta studiare un po’ come funziona tutto questo per individuare sistemi concreti per sottrarsi al controllo: per esempio evitare le carte sconti nei supermercati e criptare la posta elettronica con alcuni programmi disponibili in reteLa tecnologia si può anche usare per rovesciare i mezzi e i modi della produzione, ridando valore alla collaborazione, al bene collettivo e alla condivisione. Così è nato il software libero, che ha dimostrato che si possono scrivere programmi e sistemi operativi migliori e più efficienti di quelli prodotti dalle grandi multinazionali semplicemente dando valore alle persone invece che ai soldi».

25-06-2010

Che mondo sarebbe senza Google?

E’ ancora possibile immaginare un mondo senza Google? Attualmente Google è centrale nello sviluppo del web e delle nuove tecnologie connesse, lo è oramai già da qualche anno, ma forse il modello sta cominciando segnali di evoluzione o di cedimento, come si può verificare anche dal progetti Newspass, dove Google potrebbe diventare il grande guardiano dei contenuti. Certo a scopo di lucro, ma sempre di guardiano si tratta. Proviamo ad immaginare degli scenari se Google non fosse mai nato.
Yahoo! senza Google
Quando Google è nata Yahoo! aveva tutto ed era il grande motore di ricerca della rete. Eravamo già passati nel declino di Altavista, storico search engine, di cui gli attuali newbie non ricordano nemmeno l’esistenza. Yahoo! aveva tutto per avere successo: soldi, utenti e funzionalità. però mancava di una sua personale visione e leadership nel campo. Non fu solo l’arrivo della cretura di Brin e Page a sconvolgere i piani dell’azienda di Yang, lo dimostra il fatto che i risultati degli ultimi anni non sono mai stati prosperi, nè fu data una risposta, non diciamo forte, ma almeno adeguata alla concorrenza di Google. Da qui l’unica soluzione possibile fu la recente unione con Microsoft, che se fatta anni prima avrebbe, forse, siamo nel campo delle ipotesi, portato risultati migliori.

Microsoft senza Google
Altro scenario molto interessante. Sicuramente ci sarebbe stato un dominio ancora più forte del desktop ed il web, con gli annessi servizi web-based, non avrebbero avuto la forte accellerazione che Google gli ha imposto. Sicuramente ci sarebbe stato uno scontro con Yahoo, un ritardo verso l’innovazione dei cloud system e nel mercato pubblicitario, con Bing che sarebbe più determinante di oggi.
C’è da dire che Google alla fine ha sempre evitato lo scontro con Microsoft. Le pressioni e le richieste fatte per un sistema alternativo a Windows, per gli stessi utenti Microsoft, escludendo quindi le nicchie Linux ed Apple, sono state fortissime, ma i risultati di Chrome OS sono troppo recenti, tanto che l’agognato OS di Google non c’è ancora in fase definitiva. Quale possa essere stato il fattore di dissuasione principale da questo scontro è difficile da stabilire, forse Google non si è mai sentita forte abbastanza da poter competere nel settore degli OS, soprattutto a livello di business, anche se la parabola fra IBM e Linux poteva essere studiata meglio.

Apple senza Google
Probabilmente senza l’entrata in scena di Google Apple oggi non ci sarebbe. La bancarotta era alle porte per la società di Steve Jobs, questo è un fatto risaputo, almeno da chi non considera ora tutto quello che porta una mela sulla pelle. Proprio Apple è stata l’azienda che meglio ha migliorato e guadagnato dal fattore G. E’ da lì che nasce lo sviluppo del concetto di applicazione e mobilità insieme.

Certo oggi è proprio questo lo scenario che si sta modificando più radicalmente, visto che Google ha deciso di entrare nel mercato degli smartphone con un suo sistema operativo, ma che viene installato su hardware non realizzati, al contrario di Apple. Ha scelto la via che scelse Bill Gates nello scontro con Steve Jobs e che vide Microsoft vincente.

Ma oggi Google c’è

Non solo Google c’è, ma è una realtà imprescindibile.Però si vedono evidenti segni di cedimento nella sua progressione di vittorie. Google non è riuscita a realizzare un suo social network, Buzz è un altro fallimento della lista. Inoltre sta dando problemi anche il sistema della pubblcità, AdSense sta perdendo nell’indice di penetrazione, e questo sicuramente è uno dei problemi forti che Google potrebbe avere.
Ma Google è oggi una delle company che più di tutti può avere la capacità di trasformarsi, però bisogna capire in cosa.

12-06-2010

Ubuntu per i tablet, Jobs infastidito

Nel momento d’oro dei tablet anche Ubuntu sarà della partita. La nuova distribuzione del sistema di Linux, totalmente open spource, sta per essere sviluppata in versione Light da Canonical. Ubuntu Linux è un sistema operativo amato, molto utilizzato e noto per essere “adattabile” a qualsiasi tipo di dispositivo vogliate.

ubuntu_wallpaper_1024x768-300x225Questo “Ubuntu Light”, sarà arricchito da gesture multitouch e da una tastiera virtuale apposita. Basato su Ubuntu 10.10 “Maverick Meerkat,” la versione per tablet verrà rielaborata in Ubuntu Light pià tardi, dato che attualmente la compagnia è impegnata nello stringere accordi per la sezione hardware con Freescale, Marvell e Texas Instruments, con i quali sussistono già partnership e cercando di coinvolgere Intel e Pixel Qi per ciò che riguarda gli aspetti di energy saving.

Secondo Chris Kenyon, vice presidente del reparto OEM di Canonical, i primi tablet con Ubuntu OS saranno disponibili dall’inverno 2011. Kenyon si è limitato a tornare sui soliti argomenti quando ha cercato di indicare i punti forti del progetto (bassi consumi, supporto alle più famose applicazioni, ottimizzazione delle risorse hardware e supporto al multi-touch) ma i buoni rapporti agganciati da Canonical con i principali chip makers del settore (Freescale, Texas Instruments e Marvell, per quel che riguarda gli Arm, ma anche Intel e Pixel Qi) lasciano aperta ogni ipotesi.
Pare che Jobs, il leader macsimo, si sia detto infastidito dalla vicenda. Anche perchè da poco ha dovuto affrontare una vicenda legata a linux e all’iPhone. Infatti la FSF – Free Software Foundation, stava per far citare in tribunale la Apple per violazione contrattuale. Oggetto del contendere un’applicazione del gioco cinese GO! presente su iTunes. Essendo open source l’applicazione seguiva il principio della non limitazione del dowload, cosa che andava totalemente in contrasto con le regole del mondo application di Apple. Dopo le minacce dell’FSF l’applicazione è letteralmente scomparsa dallo Store della mela.

08-06-2010

iPhone4, lo mettiamo subito in sfida!

Ora il mondo sa, l’iPhone 4 è stato presentato ed il mondo della tecnologia già commenta, senza neanche averlo mai toccato, a parte i soliti privilegiati. Comunque oramai tutto il mondo della tecnologia è diventato spettacolo, per cui siamo allo smartphone reality, concedetemi l’espressione. Per cui come fossimo in un vero reality vanno in nomination: iPhone 4, HTC Evo e Motorola Droid Incredible. Godetevi questa infografica.
IO4 contro Android. Motorola Droid, lo smartphone che sta vedendo moltissimo in USA, insieme a HTC Evo, forse il migliore smartphone col sistema operativo di Google, a tu per tu con il nuovo bimbo della mela.

L’infografica è di mashable.com
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Passaporto online, a Roma pronto in 3 giorni

A Roma richiedere il passaporto è diventato semplice e veloce, tre giorni ed è pronto.

Attacco Hacker per iTunes e Youtube!

Sotto attacco YouTube ed iTunes

Roma Hackmeeting 2010: Programmare è Narrare?

Si è chiuso la tredicisima edizione dell’HackMeeting di Roma, come sempre interessantissimo

Che mondo sarebbe senza Google?

Sul web si discute su come sarebbe il mondo senza Google

Ubuntu per i tablet, Jobs infastidito

Ubuntu per i tablet.

iPhone4, lo mettiamo subito in sfida!

iPhone4 ed il reality degli smartphone.

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