Ai più giovani forse non dirà nulla, ma il nome Geocities, a quelli del web 1.0 evoca i giorni del modem a 56K, di Netscape, di IRC di Napster e di tutte le icone della prima grande rivoluzione del web.
Una triade di libera espressione per creare il proprio sito web: Geocities, appunto, Xoom e Tripod. Poi il primo fu acquistato da Yahoo, il secondo entrò dentro Virgilio e l’ultimo diventò parte della famiglia Lycos, che a Febbraio ha visto la chiusura della sua sezione europea.
Già dopo l’acquisizione nel 1995 da parte della corporation di Sunnyvale, uno dei centri della mitica Silicon Valley, Geocities non è stato più lo stesso, soprattutto per il cambio dei Terms&Conditions, ritenuti dagli utenti troppo restrittivi. Ma la sua crescita non si fermò, arrivando alla quotazione nel listino NASDAQ nel 1998. Dal 2001, invece, gli advisor di Yahoo cominciarono a definire la sussidiaria Geocities non più produttiva.
Nata sotto il nome di BHI, Beverly Hills Internet, era organizzato in vicinati (Neighborhoods), che dagli iniziali 4 arrivarono a 14, organizzandosi così in macroindici di contenuti. Oggi Yahoo per Geocities non accetta più utenti e propone un servizio di hosting a 5,98$ al mese.
Per un social network che scompare, che comunque ancora 69 milioni di utenti, c’è ne uno sempre in ascesa. E chi se non Facebook! Sembra infatti annunciato il sorpasso di quest’ultimo ai danni della piattaforma Blogger già nella seconda metà nel 2009, ma soprattutto si registra un aumento della penetrazione, fino al 72%, dei social network fra tutti gli utenti Internet nel mondo. Tutto questo mentre alcuni guru dei media parlano della fine del web 2.0. Perchè? Perchè non riescono a capire come farci soldi.
