26-02-2010

Il Decreto Romani al Consiglio dei Ministri

Previsto per lunedì 1 Marzo l’arrivo del Decreto Romani, che recepisce le direttive europee su media e audiovisivi, in Consiglio dei Ministri. Non si tratta dell’originale, ma di quello OGM – ca va sans dire -, cioè modificato dopo i vari passaggi presso le commissioni di Camera e Senato.
romaniLo ha dichiarato lo stesso viceministro allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, che ha dichiarato: “Mi sembra che le osservazioni del Parlamento abbiano risolto tutte le problematiche, in particolare sul presunto controllo del Web che noi non abbiamo mai avuto intenzione di effettuare”. Beh, diciamo che il web italiano si è mobilitato contro delle norme che potevano essere un’ottima base per fermare lo sviluppo del web in Italia, oppure che erano dettate da una totale ignoranza in materia, paragonando il web alla tv.
Romani ha poi rivelato di aver ricevuto una lettera dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in cui si esprime “soddisfazione piena sul testo del decreto. Per cui anche la dissintonia che si era creata con il presidente Calabrò è stata risolta”. Proprio il presidente di AgCOM, Corrado Calabrò, aveva sottolineato l’inadeguatezza delle norme sul web all’interno del decreto.
Allentata la morsa anche sulle responsabilità editoriali dei provider, tema salito alla ribalta dopo la condanna di Google questa settimana da parte del Tribunale di Milano. Tra i primi punti del parere, articolato in nove pagine, c’è “…una definizione più precisa dei soggetti che rientrano nella definizione di servizi di media audiovisivo, e quindi nella disciplina della direttiva europea. Si stabilisce senza equivoco che i blog di video amatoriali, i giornali online, i motori di ricerca, le versioni elettroniche delle riviste non sono disciplinati dalla nuova normativa, sono liberi”.
Dunque – ha evidenziato l’on. Butti del PDL – come avevamo detto fin dall’inizio, nessuna censura alla rete. Al punto tre ho anche ulteriormente precisato che la responsabilità editoriale incombe su terzi e non sui provider che ‘ospitano’ e trasmettono contenuti realizzati da altri”. L’on Butti poteva chiamare il Trubunale di Milano per questo.

Staremo a vedere. Comunque rimane aperta la questione Sky. Infatti l’unica parte del Decreto che non ha subito cambiamenti è quella relativa alle pay tv e alle piattaforme satellitari. Dopo l’aumento dell’Iva, la riduzione del tetto pubblicitario, Sky Itaka ha visto chiudere il bilancio 2009 in perdita. Una vicenda, questa, che è l’ennesima prova di come sulla comunicazione televisiva, e non solo, in Italia si giochi una perdita di business molto delicata. A Sky si stanno riorgannizando in fretta e si sono dati obiettivi ambiziosi, puntando anche sul Digitale Terrestre.

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Scritto da Simone Corami. 2 commenti
  1. Il Decreto Romani al Consiglio dei Ministri « 27 febbraio 2010 - 04:42

    [...] Fonte: Il Decreto Romani al Consiglio dei Ministri « [...]

  2. Il meglio della settimana « 28 febbraio 2010 - 10:44

    [...] Come sempre gli aggiornamenti sul Decreto Romani. [...]

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