28-10-2009

La CED è realtà. Intervista al suo promotore, Massimo Melica.

Domenica scorsa si è chiuso il VeneziaCamp 2009 e come sempre va un applauso alla comunità veneziana che organizza eventi di alto livello intorno al mondo delle rete. Ma l’ultima giornata è stata segnata dalla presentazione della CED – Carta Etica Digitale.
Il web ha bisogno di regole, ma, soprattutto, a bisogno di autoregolamentazione. La spinta a comportamenti non dannosi per l’altro devono venire dalla comunità stessa della rete, per continuare nella sua crescita, per uscire dalle dinamiche spontanee e diventare comunità adulta e responsabile. Se lascissimo il ruolo ai governi potremmo non ottenere risposte, oppure finire in un effetto Singapore, utilizzando il titolo di un celebre scritto di Sterling e Gibson: Parco Giochi con pena di Morte, un territorio autoreferenziale dove gli errori si pagano pesantemente, ma dove non esiste coscienza delle opportunità di sviluppo.
massimo_melicaAbbiamo raggiunto l’avv. Massimo Melica, uno dei promotori della C.E.D., presidente dell’associazione INNOVATORI, nata dall’esperienza del social network, oggi testimonia una delle più belle esperienze associative legate al Web 2.0 in Italia. Nel nostro stile, abbiamo fatto quattro chiacchiere sul tema dei diritti digitali in Italia.

Come nasce l’idea della Carta Etica Digitale da parte del network Innovatori?
Le idee nascono da esperienze condivise, in questo particolare momento storico nel quale Internet viene accusato di esser un ambiente privo di regole, di essere il far west dei diritti, ci è sembrato opportuno redigere una “Carta Etica Digitale” che ponga l’utilizzatore della Rete in grado di discernere comportamenti etici da altri che ledono le libertà altrui.

Il dibattito sui diritti della Rete sta diventando centrale nel mondo. Come è possibile promuoverlo anche in Italia? Il problema non è promuovere un dibattito sui diritti della Rete, ma capire come regolare giuridicamente i fenomeni sociali legati all’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione che trova in Internet la principale espressione.

Che cosa significa per te l’uso responsabile della rete?
L’utilizzo della Rete deve essere responsabile perché la sicurezza prima di ogni soluzione tecnica nasce dall’ uso responsabile che l’utente adotta. Oggi la navigazione in Internet consente di raggiungere decine di milioni di utenti e l’adottare particolare attenzione sul piano della condotta nonché su quello tecnico in relazione al proprio terminale favorisce il non diffondersi di tecniche di attacco ai sistemi come virus o denial of service o l’aumento di fenomemi illeciti come il phishing, lo spam, le truffe informatiche, il furto d’identità digitale.
Inoltre, analogamente a quanto avviene nella realtà, anche in Internet è possibile imbattersi in soggetti con finalità illecite.
L’elemento psicologico del fruitore di Internet è diverso perché mediato dalla macchina, così come la percezione del pericolo, pertanto si rende indispensabile comprendere alcune caratteristiche tecniche dello strumento al fine di responsabilizzare l’utilizzo, sia da parte degli adulti che, a maggior ragione, dei minori.

Credo che innovazione non sia una parola legata solamente alla tecnologia, ma soprattutto a fattori culturali e sociali. Sei d’accordo?

L’innovazione è un processo costante e inarrestabile, forse ci si accorge della sua importanza quando per vari fattori tende a rallentare.
Certamente, prima di essere tecnologica, l’innovazione come processo migliorativo parte dal pensiero del soggetto che, spinto da svariate esigenze decide di innovare un sistema, una procedura, un prodotto. L’etimologia stessa della parola “innovare” spinge ad una riflessione, la stessa ha un’origine latina da in – novare, ovvero “far nuovo”.

Come s’innova un paese come il nostro?

Il nostro Paese può accelerare certamente il suo processo di innovazione “contaminando” la società attraverso la legalità, la condivisione della conoscenza, lo sviluppo di alcuni territori del Paese.

Pensi che la battaglia per i diritti della rete possa essere la nostra “nuova frontiera”?
Certamente non è una frontiera da raggiungere ma è una sfida da superare dove in gioco non ci sono i nostri interessi a medio-lungo termine ma il futuro, la qualità della vita e le libertà digitali delle prossime generazioni. Le scelte di oggi saranno le regole del domani, le opportunità per lo sviluppo della Società dell’Informazione.

Scritto da Simone Corami. 3 commenti
  1. LucaLinux 28 ottobre 2009 - 16:56

    questo è un mito! ma siete sicuri che è un avvocato? altro che carlucci e politici del c….

    Assolutamente sicuri Luca! Massimo Melica è davvero una persona che ha la visione di quanto sia fondamentale la rete. Ciao
    Simone

  2. Repubblica.it - Blog - Scene Digitali » Blog Archive » Il web ha problemi? Saprà autoregolarsi 2 novembre 2009 - 12:11

    [...] un nuovo blog pluriautore, Techmex.it, che ha due aspirazioni non male. Di essere un punto di riferimento per un’informazione [...]

  3. Fermiamo gli idioti del gruppo contro i bambini down! « 21 febbraio 2010 - 19:41

    [...] e comunicando con tutti i vostri amici. Proprio alla fine di Ottobre scorso Techmex intervistò Massimo Melica sul lavoro che stava facendo inerente alla CED, la Carta Etica Digitale. Entrambi concordavamo che [...]

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