Il terremoto del 6 aprile in Abruzzo è ancora un ricordo forte per tutti noi, ma come sempre, l’attenzione tende a scivolare e non a rimanere salda. Terminata l’emergenza le luci dei media si spengono, proprio nel momento, invece, più importante. Perchè dopo ogni tragedia c’è una vita da continuare, da ricostruire, e non sono solo case, ma comunità, rapporti, giornate da riempire, un quotidiano da reinventare.Il progetto fromzero.tv è stato pensato e realizzato, proprio quando il circo dei media, se ne andava, lasciando soli gli abitanti nelle tendopoli dell’emergenza. Abbiamo raggiunto Stefano Strocchi, produttore ed uno degli autori del progetto, per farci raccontare come è stata la sua genesi.

Stefano, ci racconti come è nata l’idea del progetto fromzero.tv.
Quando ho sentito del terremoto il mio primo pensiero è stato quello di mettermi a disposizione come volontario. Stavo finendo alcuni lavori e mi sarei presto organizzato per raggiungere le zone del terremoto. Poi mi è venuto in mente che potevo forse essere più utile facendo il mio lavoro, che è il documentarista. Così mi sono messo a pensare ad un progetto che coinvolgesse la Move Productions, la mia casa di produzione, insieme ad altri collaboratori e a Pulsemedia. L’idea era proprio quella di raccontare il quotidiano della vita di chi viveva nella situazione post-terremoto, di chi era nelle tendopoli.
Il web è stata una scelta primaria?
Assolutamente si. Primo perchè in Europa sono già alcuni anni che si fanno progetti multipiattaforma come questo, come Gaza/Sderot di Bernstein, che racconta la vita sul confine arabo-palestinese. Poi, fondamentalmente il web restituisce un’immediatezza che era necessaria al nostro progetto, essere lì tutti i giorni per raccontare le loro storie. Tutta la struttura creata era a servizio dei conutenuti che ogni giorno giravamo e poi montavamo. Poi il successo dell’iniziativa è stato tale per il forte coinvolgimento dei social networks che hanno dato ampia visibilità.
Come è stata l’accoglienza all’inizio?
All’inizio erano scettici, anche perchè i media avevano fatto un’operazione mordi e fuggi riguardo al terremoto, quindi non è stato facile. Credevano che anche noi dopo un pò saremmo andati via. Mentre la nostra intenzione era quella di stare lì con loro finche l’ultimo non avesse lasciato la tendopoli per andare negli alloggi costruiti, anche quelli temporanei. Da lì si è creato un legame forte, siamo diventati dei compagni d’avventura. Uso una metafora, era come vivere insieme nel villaggio di Asterix, costruendo insieme una comunità. Quello che abbiamo sempre evidenziato era che loro non erano in un reality, non erano degli animali da circo, ma piuttosto erano i protagonisti di un percorso comune.
Quale pensi sarà l’impatto nel futuro di chi è stato protagonista di fromzero?
Credo che ancora nessuno abbia riflettutto su questo. Penso che ci sia stata la sensazione di non sentirsi soli o abbandonati, anche perchè c’è stato un coivolgimento fra i protagonisti e gli utenti del sito, anche questo è stato importante. Poi la voglia di costruire una memoria collettiva che rimanga nel tempo, la voglia di parlare delle loro storie, di dare valore al loro quotidiano. Noi in questo momento siamo alle battute finali perchè le persone nella tendopoli sono quasi tutte sistemate, anche se sul sito andremo avanti fino a Natale.
Nel nostro paese esiste poi un problema di memora collettiva?
Esiste in quanto nessuno racconta il nostro quotidiano. Il cinema prima se ne occupava, ma ora non esiste più e la televisione non promuove questo tipo di operazioni in Italia. Se tu in tv non hai scelta e vedi solo certi programmi alla fine finisci per somigliare a loro. Invece fromzero.tv permette di creare un legame di tipo emotivo con queste storie, con questo quotidiano, un tipo di interesse che ti fa capire cosa ti succede intorno.
Un’operazione di impegno civile quindi?
Ma quello è un valore intrinseco. L’importante per noi era l’azione stesso dello storytelling. Noi siamo stati molto attenti a dividere le cose, per esempio non abbiamo fatto promozione per raccolta fondi, per quello c’era la Croce Rossa, che tra l’altro ha promosso moltissimo il nostro progetto. Non volevamo essere distratti da altre cose e ne volevamo che si perdesse il nostro vero obiettivo.
Ora ci sono i festival di Torino e Amsterdam.
Torino è un festival molto sensibile su questo e ogni documentario che sarà presentato avrà in testa una clip di 3 minuti di fromzero.tv Questo ci fa piacere anche per la Film Commission, che ci ha sostenuto. Poi sarà la volta di Amsterdam, all’IDFA, uno degli appuntamenti più importanti del mondo. Lì nella sezione DocLab parlermo anche del futuro di FromZero, oltre alla realizzazione di un DVD finale. La nostra intenzione è che FromZero diventi una sorta di format che racconti situazioni di emergenza e ricostruzione in ogni parte del mondo.
Lucia 16 novembre 2009 - 14:57
In bocca al lupo