14-10-2009

Oriente.com: quando il mondo diventa periferia

Ieri, all’Opificio Telecom, si è svolto il secondo incontro di Capitale Digitale, dal tema Oriente.Com, che verteva sullo sviluppo del web 2.0 nel Medio Oriente.
p-a43a391254194ba38d08dfdcdf9482aa-large-1000 Panel di alto livello, con in testa il solito Franco Bernabè di Telecom Italia e Riccardo Luna, direttore di Wired Italia a condurre. Mentre a introdurre e coordinare gli ospiti c’era Donatella Della Ratta, la migliore esperta di media arabi in Italia, vi consiglio il suo blog Media Oriente, che oggi cura il mondo arabo per la Creative Commons di San Francisco.
Dalla Giordania Nadine Toukan, già nel mondo della produzione audiovisiva, oggi blogger ed anima del progetto Creative Jordan, social network per creare progetti operativi su innovazione e creatività, che fungano da motori di sviluppo per Giordania. Sempre giordano Laith Zraikat, co-fondatore di Jeeran, una community da 7.5 milioni di utenti mensili, che funziona dal 2001, molto prima di Facebook. Non era della partita per problemi di visto, con dispiacere di tutti, Habib Haddad, libanese, co-fondatore di yamli.com, startup del mondo arabo che fornisce strumenti per il potenziamento della lingua araba in internet, e che da poco ha ricevuto un premio dal World Economic Forum. A completare il panel il giornalista Pierangelo Buttafuoco e Tarack Ben Ammar. Proprio il socio di Silvio Berlusconi, che ha esordito lamentandosi dei problemi che hanno gli arabi a venire in Europa. Beh, magari qualcuno puà ricordargli chi ha fatto la legge sull’immigrazione nel nostro paese, norme che hanno impedito nel passato persino ad un premio nobel indiano di poter fare un giro di conferenze in Italia. Ma sorvoliamo.
La prima intuizione è di Bernabè che ricorda come per lui una parola importante per il nostro futuro sia periferia. Niente male, perchè se pensiamo alla rete, alla sua organizzazione, tutto è centro e periferia insieme, allontanandoci sempre più delle prospettive centriche del secolo passato, quando esistevano i centri di eccellenza. Un pensiero che comunque ancora persiste nel nosto mondo e resisterà finchè non avremo colmato, almeno in buona parte, il digital divide. Un’altra inutuizione interessante stavolta è di Buttafuoco, che parla, dopo aver ascoltato come le connessioni siano condivise e non domestiche nel mondo arabo, come sia ancora forte il senso di comunità invece che quello di società. Se pensiamo che Beirut è piena di web cafè wi-fi, e che i dati di penetrazione della rete nel mondo arabo sono da rivedere, visto che su una connessione ci sono almeno 3 famiglie, allora si, allora scopriamo che la penetrazione va da un minimo del 10% fino a raggiungere quota over 35% in Giordania.
Tutti e due i progetti raccontati da Nadine e Lahti sono splendidi, come bello è il loro impegno a lavorare instancabilmente sull’innovazione nei loro paesi, per portare dei cambiamenti seri e per trovare la propria via al web, una prospettiva che l’Italia dovrebbe assumere sfruttando i suoi legami fra mediterrano ed europa continentale. Sorge il problema della lingua, un’enorme quantità di dati che vanno trasferiti almeno in inglese per facilitarne la comprensione. Ma crediamo sia davvero solo questo il problema? Forse quello di cui abbiamo veramente bisogno è aggiornare le nostre cartine geografiche con l’europa al centro. Forse quello che serve è tornare al mappamondo che sta girando riportando la periferia al centro.

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Scritto da Simone Corami. nessun commento

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