Rupert Murdoch lo farà. Da giugno i siti online del Times e del Sunday Times saranno consultabili solo a pagamento. Questa è la mossa strategica del tycoon australiano nello scontro sulle news con Google. Ma la Rete non è convinta, soprattutto gli altri giornalisti.
Capofila del fronte della critica a Murdoch è Jeff Jarvis, firma storica del britannico The Guardian, che afferma come siamo ancora tutti come dei cuccioli di fronte ad Internet e non riusciamo a comprendere il grande cambiamento di Internet. Tra l’altro Murdoch viene indicato come un vecchio imprenditore senza scrupoli che vuole solo guadagnare dei soldi pochi, maledetti e subito, invece di pensare ad una strategia di business di lungo periodo.
Anche in Italia spunta fuori l’idea da parte dei quotidiani di far pagare la consultazione online, ed è un’idea che è sempre apparsa conservatrice e fuori dal tempo. Ricordiamo che Internet è candidata al Nobel per la pace, che c’è chi propone di inserire la rete tra i diritti fondamentali dell’uomo, che le generazioni più giovani sono native ditgitali e come possono guardare una restrizione del tipo ”se non paghi non leggi”?
Il web ha viaggiato molto più velocemente del mercato, è nonostante la diffusione della rete sia oggi globale, ancora non si è capito come monetizzare pienamente questa gigantesca opportunità. Siamo ancora fermi a news a pagamento, bannerini strappaclick, profilazioni utenti e rivendite di dati sensibili, spamming anacronistici, sponsorizzazioni… come dei bambini che ancora non hanno ben capito come fare i soldi, ma forse bisognerebbe chiedersi se davvero ci si posso fare i soldi. Internet porta a ripensare il concetto stesso di proprietà, oltre che tutto ciò che è connesso al business.
La rete apre impensabili orizzonti, ma per stargli dietro occorre abbandonare una concezione di ritorno immediato, per abbracciare una visione più vasta, complicata e forse contorta, dove la diffusione del proprio prodotto vale più della sua monetizzazione. Le case discografiche iniziano lentamente a capire che le migliaia di dischi venduti da un artista, sono briciole se grazie alla rete e alla circolazione di file video e audio quello stesso artista diventa un fenomeno mediatico. Forse venderanno meno cd, ma acquisiranno nuove folle paganti per i concerti, sponsor disposti ad associare il proprio brand al personaggio, vendita di merchandising e compagnia bella.
Pay per News: Murdoch non convince 30 marzo 2010 - 01:10
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