Chissà la sorpresa di tanti ragazzi quando hanno visto che fra le traccie della prova di italiano per la maturità 2009 c’era la possibilità di fare un tema sui social network. Ma questo entusiamo sarà durata ben poco, visto l’indirizzo istituzionale del titolo: Alla luce della recente evoluzione dei social network a livello mondiale, ripercorrere l’evoluzione sociologica dei sistemi di comunicazione di massa. Porre l’accento sul cambiamento formale e sostanziale nei rapporti interpersonali: il concetto di privacy mantiene il suo significato originale? È richiesto l’apporto di esempi concreti.
E’ come avere la Ferrari e dover parlare solamente del suo antifurto.

Davvero interessanti invece sono le parole di Biz Stone, che insieme al suo socio Evan Williams, ha inventato Twitter, lo strumento di microblogging che sta conquistando il mondo e cambiando il modo di fare informazione, vedere alla voce Iran, ma anche all’attentato di Mumbai di qualche mese fa.
“Quando abbiamo introdotto il concetto di Twitter lo abbiamo fatto con i nostri amici, che a loro volta hanno invitato i loro amici. E tutti pensavamo che fosse un sistema divertente per essere iper-connessi con la famiglia, con gli amici o con persone care. È ovvio che oggi non sia più così. Quando hai aggiornamenti che arrivano da ogni parte del mondo da milioni di occhi e orecchie che ti raccontano quello che hanno visto e sentito, in un unico flusso in tempo reale, capisci bene che lo strumento che hai creato ha preso una direzione completamente diversa. È uno strumento che si connette alla vita vera di milioni di persone, e che in occasioni come quella delle proteste in Iran diventa uno strumento democratico, drammaticamente insostituibile“.
Stone ha le idee chiare quando afferma che l’importante è l’uso della tecnologia da parte delle persone e non nella tecnologia stessa e documenta la sua tesi citando anche la campagna elettorale che ha visto Barck Obama vincitore. Marshall McLuhan non sarebbe così d’accordo sulla neutralità della forma tecnologica, ma sarebbe impressionata da questo flusso di comunicazione che sembrerebbe rendere pienamente la visione del villaggio globale.
I 140 caratteri di un Tweetfeed sono come i 160 di un sms, i famosi messaggini che in Europa ed in Asia sono sempre stati usati, mentre negli Stati Uniti non hanno mai avuto una forte presa sugli utenti. E’ come analizzare un fenomeno chiamato tecnologia di ritorno, basato in maniera assoluta sull’immediatezza, la vera forza del twitting.
“Ci sono quattro miliardi di persone con telefoni portatili e tutti, potenzialmente, possono collegarsi a Twitter, tutti mandano o ricevono sms, sanno come fare, ne conoscono il linguaggio. La forza di un tweet, a differenza di un sms, è che non va a una sola persona, ma va dovunque, sul web e sui cellulari, chi lo usa ha a disposizione una piattaforma straordinaria. Noi stessi non siamo così intelligenti da sapere esattamente da che parte andrà tutto questo, è l’inizio di qualcosa di nuovo, noi abbiamo aperto una porta“.
Il discorso continua sulla brevità del messaggio e se questa possa essere un limite.
“La brevità è un limite, non c’è dubbio. Ma è pur vero che si può essere creativi anche con 140 caratteri, e che porre limiti costringe ad essere più creativi. La comunicazione in tempo reale non ha bisogno per forza di testi più lunghi, per quello c’è sempre l’e-mail, ci sono gli altri social network, Twitter invece è un flash in tempo reale su qualcosa che accade a noi, un emergenza, una passione, un pensiero. Io non credo che Twitter possa esaurire la comunicazione, può essere utile per le notizie immediate, poi abbiamo sempre bisogno di chi ci racconta storie, più ricche e complesse che in 140 caratteri“.
Chissà se domani i ragazzi alla maturità riusciranno a twittarsi, scusate il neologismo, la soluzione del compito in 140 caratteri?