Come una coppia in crisi prima delle nozze, i due fidanzati, Mr. Google e Lady China, hanno rimesso i pezzi insieme, e presto i ragazzi di Big G entranno nel talamo nuziale d’oriente. Lasciate stare i discorsi sulla libertà di espressione, l’intervento di Hillary Clinton, i dissidenti dagli occhi a mandorla. Business is Business. E che Business!
Insomma questo matrimonio s’ha da fare, per citare Manzoni. La sollecitazione di Google di rinnovare La licenza del suo portale cinese è attualmente in revisione senza un termine, ha annunciato mercoledì un responsabile ufficiale cinese. “Il processo annuale di rinnovamento di Google è in corso”, ha detto a Reuters Wang Lijian, direttore della pubblicità ufficiale del ministero dell’industria e tecnologia dell’informazione (MIIT). Wang ha indicato che la proposta di Google sarebbe arrivata relativamente tardi e che non sapeva quando avrebbero potuto essere pronti i risultati. La MIIT cinese è l’organo responsabile di rinnovare e revisionare le licenze dei provider di contenuti Internet (ICP).
Google ha detto la settimana passata che fermerebbe automaticamente la redirezione dei suoi utenti cinesi al suo portale non censurato di Hong Kong, dopo che il governo cinese aveva comunicato che non avrebbe rinnovato la licenza in caso che l’azienda continuasse con questa pratica. Google utilizza ora un sistema nel suo sito Google.cn dove, facendo clic, si viene redirezionati al portale Google.com.hk. La Cina è il mercato di utenti Internet più grande del mondo. Questo processo è l’ultimo di una lunga serie di controversie che hanno luogo da quando Google ha comunicato inaspettatamente il gennaio passato che abbandonerebbe i suoi affari in Cina dati i problemi con la censura, dopo aver ricevuto una minaccia informatica.
I risultati censurati in Cina, nella versione di Hong Kong di Google, vengono comunque evidenziati in rosso. Si tratta di un compromesso che assolve Google da complicità con la censura messa in atto dalle autorità cinesi e allo stesso tempo sembrerebbe però gravare l’intera responsabilità di aggiramento della censura sui navigatori, che scelgono autonomamente se cliccare sul link della versione di Hong Kong del Motore. In sostanza però nulla cambia rispetto alla soluzione precedente in termini di accesso alle informazioni: invece di un redirect, è presente un link che porta all’esterno e il box di ricerca è “posticcio”: un’immagine con un link.
Le autorità cinesi, accettando la soluzione proposta da Google, sembrerebbero dunque aver messo da parte l’ideologia, per dare un segnale positivo alla comunità economica internazionale. Se non avessero rinnovato la licenza, Google avrebbe infatti dovuto interrompere del tutto le sue attività in Cina.