Google ha lanciato Instant, un modo per rendere le ricerche più veloci e complete addirittura prima di effettuare il click di lancio, proprie come se ci fosse un sistema di completamento automatico connesso con le nostre intenzioni e curiosità. Quando Google fa una cosa, qualsiasi cosa, il rumore di fondo dei commenti si attiva, quando fa qualcosa riguardo le ricerche, il rumore diventa un boato. Già si parla della morte sella SEO ed altri scenati catastrofici per chi si occupa di posizionamento. Ma è davvero così?
Come al solito il video mostra l’entusiasmo delle persone che hanno provato la novità di Google, però su alcuni blog, soprattutto d’oltreoceano c’è già qualcuno che storce il naso, anche perchè i percorsi possibili nella mente di chi cerca sono infiniti rispetto a quelli che può suggerire Google. Ricordiamo che Instant è il figlio diretto di Google Suggest, progetto nato da 2 anni, che aveva il difetto di un’eccessiva canalizzazione delle ricerche.
Ci sono poi delle questioni importanti al di là della sua immediatezza d’uso: il lavoro di SEO (Search Engine Optimization) e la questione della SERP, cioè le vere e proprie azioni di posizionamento di un contenuto nei motori di ricerca. I ragazzi di Big G hanno detto che non cambierà nulla, che l’algoritmo sarà identico. Certo, ma qui non si tratta solo di algoritmi.
Se prima una SERP (Search Engine Results Page) si “componeva staticamente” dopo query ben definita, ora la logica è diventata quella della “query prevista”, quindi complicando notevolmente la vita di chi si occupa di posizionamento, ma forse anche quella degli utenti.
Nella FAQ di Instant si afferma che una impression, praticamente l’esposizione all’annuncio, viene calcolata quando l’utente smette di digitare la query e i risultati vengono visualizzati per almeno 3 secondi. Ma allora si potrà alzare già così il numero delle impression?
Inoltre come si concilia una dichiarazione della futura inutilità della SEO quando poi si conferma che nulla cambierà per il ranking, ovvero l’indice di popolarità, passatemi il termine, di un sito o contenuto?
Qual è davvero l’obiettivo di Google, riuscire a gestire tutte le modalità di traffico al suo interno e quindi aumentare il valore aggiunto dei suoi servizi di visibilità? Anche questo sembra poco chiaro.
Oppure c’è un altro scenario possibile.
La famosa Next Big Thing dei motori di ricerca, è risaputo, sarà lo sviluppo del web semantico, denominato web 3.0, cioè per dirla come il suo inventore, Tim Berners-Lee, la trasformazione del Web in un ambiente dove i documenti pubblicati (pagine HTML, file, immagini, e così via) saranno associati ad informazioni e dati (metadati) che ne specifichino il contesto semantico in un formato adatto all’interrogazione, all’interpretazione e, più in generale, all’elaborazione automatica. Sappiamo che un cambiamento del genere sarà epocale e cambierà il nostro modo di approccio alle ricerche e all’informazione. Mi chiedo allora se sia possibile che Instant non sia altro che il tentativo di spostare il focus da questo ad altro, in modo da coprire un ritardo nello sviluppo, oppure il tentativo di prendere nuove quote di mercato nei servizi a pagamento di Google per l’indicizzazione. La questione è calda, anche perchè sicuramente gli altri competitors, seppure lontani, dovranno rispondere.