Roberto Maroni parla con toni distensivi, dopo giorni in cui dichiarazioni e progetti di disegni di legge si sono rincorsi nei media su quella che sembra essere diventata una vera minaccia democratica: la rete. Invece il ministro sembra propendere per l’apertura di una tavolo con i protagonisti di Internet.
Ieri si è tenuta al Viminale una riunione preliminare tra Maroni e i rappresentanti delle società che forniscono connettività e servizi sul web, i rappresentanti delle associazioni di categoria e i rappresentanti dei più importanti social network. Tra questi vi erano i responsabili italiani di Google, Facebook, il Capo della Polizia, il vice ministro delle Comunicazioni, i rappresentanti di Confindustria e dei maggiori carrier italiani quali Telecom, Wind, Vodafone e Fastweb.
L’incontro è stato propedeutico per gettare le basi sul futuro ed auspicato codice di autoregolamentazione, una sorta di statuto accettato dai protagonisti, a vario titolo, della rete, al fine di contrastare efficacemente i reati di cui sopra senza prevedere leggi e normative ad hoc per il web. Maroni sa che il terreno in cui si muove è irto di ostacoli ed è estremamente complesso da regolamentare, anche perché alcuni dei principali protagonisti del web, parliamo di Google e Facebook, e quindi tra gli attori principali del confronto appena nato, hanno le sedi principali e le farm all’estero, per questi soggetti occorreranno accordi internazionali.
Il ministro Maroni, che aveva minacciato repressione a mezzo chiusure e oscuramenti imposti dalle autorità per le pagine che ospitassero incitazioni alla violenza, sembra aver cambiato punto di vista: “Abbiamo affrontato il tema di come impedire la commissione di gravi reati su Internet e come rimuoverne i contenuti – ha spiegato Maroni – La strada da seguire è quella di un accordo fra tutti definendo un codice di autoregolamentazione che coinvolga tutti i soggetti interessati, evitando interventi di autorità“.