Steve Jobs, il leader macsimo, ieri è apparso smagrito e stanco alla trasmissione All Things Digital D8 2010 dove è stato intervistato su molti argomenti dai giornalisti Walt Mossberg e Kara Swisher.
Ora chi fa il giornalista, o chi è amante delle interviste, un genere molto difficile da praticare, sa che il gioco sta molto nella mani dell’intervistatore e ieri idue americani non hanno brillato. Un’intervista infatti si è quasi trasformata in una sorta di comizio, che comincia a far riflettere su alcuni rumors registrati qualche tempo fa, cioè Steve Jobs presidente. Ma lasciamo stare scenari da fantapolitica e torniamo al nostro.
Jobs ha commentato lo storico soprasso che Apple ha realizzato ai danni di Microsoft così: “Non ci siamo mai considerati in guerra, e forse è per questo che perdevamo”. Questa è classe, lo riconosco pienamente, ma una domandina su come questo sorpasso è avvenuto ci stava bene.
Poi è stato il turno di Flash: “Non avete rimpianto il floppy disk non rimpiangerete neanche Flash“. Forse sarà così, ma domandargli perchè Android supporta Flash e perchè le grandi media company, con Time Warner capofila, siano nettamente contrari all’abbandono della tecnologia Adobe non era mica peccato. O al limite chiedergli come avrebbero garatito la compatibilità con quei contenuti.
“Noi vogliamo solo costruire grandi prodotti per la gente. Se ci riusciamo la gente li compra, altrimenti… non lo fanno! è molto semplice”. Semplice, ma molto politico. Semplice, anche troppo per un geniaccio del marketing come. E nessuno a ricordargli gli insuccessi del passato prima dell’iPod.
“Il motivo per cui Apple ha avuto successo, è perché abbiamo sempre scelto con attenzione quale cavallo cavalcare. Ogni innovazione tecnologica ha il suo corso, ha un momento di crescita, di fulgore e infine di declino. Noi da sempre preferiamo concentrarci su una tecnologia per volta, scegliendola con saggezza”. Descrizione perfetta del business model di Apple e di come si facciano uscire dei device che debbono essere ricomprati ogni 18-24 mesi.
“Google vuole farci concorrenza, ma noi non faremo motori di ricerca“.
In sintonia con il motto “puntare su un solo cavallo ma che sappia correre”, Jobs ha neutralizzato qualsiasi ipotesi che vede l’azienda di Cupertino spendere energie nel creare un motore di ricerca proprietario. “Hanno deciso di competere con noi e lo stanno facendo”, commenta Jobs, “Non toglieremo Google dall’iPhone, quello che noi possiamo fare è cercare di fare prodotti migliori dei loro”. Ma il buon Steve non riesce a nascondere del tutto la sua delusione, e ricorda come Chrome utilizzi il framework open-source Webkit, creato da Apple e sfruttato anche da decine di altre compagnie. Forse Apple non ha ancora la forza di fare quello che fa Google.
Finalmente arriva anche la domanda più difficile: cos’ha da dire Steve Jobs sui 13 suicidi in un anno avvenuti dietro i cancelli Foxconn, l’azienda cinese che produce tra le altre cose iPhone e iPad? “Foxconn non è un negozio di vestiti, è una fabbrica. Hanno ristoranti, e cinema, ma è comunque una fabbrica. Considerando le 400.000 persone che ci lavorano, il tasso di suicidi è anche più basso di quello degli Stati Uniti. Ma la situazione è preoccupante, abbiamo mandato qualcuno sul posto ad indagare.” Questa si commenta da sola.
“Non voglio vedere questo paese diventare una nazione di blogger” ha detto Jobs, riferendosi alla situazione dell’informazione odierna. “Penso che abbiamo bisogno dell’editoria oggi più che mai. Quello che possiamo fare è trovare nuovi mezzi espressivi che aiutino i giornali a crescere e a essere comprati”. Il discorso vale per tutta l’editoria: “Una società libera deve avere libertà di stampa. Penso che la gente sia disposta a pagare per avere contenuti, questo vale per la musica, per i video, e anche per le notizie.” Si può commentare una risposta del genere? Mentre il mondo discute della libertà di informazione, blog e siti web prendono premi Pulitzer Mr. Jobs parla di contenuti da comprare.
Poi si arriva all’affaire degli iPhone rubati. “Quando devi testare dei dispositivi wireless non puoi limitarti all’ambiente di un laboratorio, devi portarli fuori e testarli nell’ambiente reale. Uno dei nostri impiegati ne stava testando uno… poi, non sappiamo se il dispositivo è stato perso o rubato dalla borsa del nostro impiegato, fatto sta che la persona che l’ha preso ha cercato di venderlo, ha chiamato Engadget e Gizmodo. Guarda, è una storia incredibile! C’è di mezzo un furto, la rivendita di un oggetto rubato, estorsione… sono sicuro che ci sia anche del sesso da qualche parte!”. jobs ci scherza su. “Se ne sta occupando la polizia. Quando il fattaccio è successo molta gente mi ha consigliato di lasciar correre. Ma questa compagnia è nata e si sorregge su un determinato sistema di valori, non ho intenzione di cambiare questi valori, e non posso lasciar correre.”
Si acciglia mentre parla dell’argomento, ribadendo quell’aria da buon samaritano, dimenticando quanta pubblicità ha realizzato Apple con la storia dell’iPhone rubato. Comunque la pensiate abbiamo inserito il video della sua intervista.