07-07-2010

Collasso per la rete mobile italiana o collasso di strategie?

In un paese fatto di emergenze e misteri, soprattutto negli ultimi 50 anni, scoppia il giallo sul collasso della rete mobile. Come sappiamo in Italia si stanno diffondendo velocemente smartphone e chiavete per connessione wi-fi. Corrado Calabro’ dell’Agcom ha lanciato un forte allarme: La rete mobile italiana rischia il collasso.
Proprio llustrando la Relazione annuale dell’Agcom alla Camera dei deputati, il Commissario Calabrò invita ad intervenire mettendo a disposizione degli operatori nuove frequenze per le reti mobili. In sostanza, mettendo all’asta circa 300 megahertz prima del 2015. ”L’Italia e’ il secondo Paese europeo per diffusione della banda larga mobile. Ma se non interveniamo rapidamente, con il tasso attuale di diffusione degli smartphones, la nostra rete mobile rischia il collasso. L’Agcom con vivo apprezzamento della commissaria Kroes, sta portando avanti, in Europa e in Italia, una politica finalizzata alla liberazione in tempi brevi delle frequenze radio. Contiamo di rendere disponibili circa 300 Mhz da mettere all’asta per la larga banda”.
Il nuovo piano delle frequenze approvato il mese scorso dalla stessa Agcom libera infatti risorse per le Tv nazionali, per l’alta definizione, per le Tv locali, per la radio, e ”consente di liberare 9 canali Tv da destinare alla larga banda wireless, come chiede la Commissione europea”, sottolinea Calabro’.
Le parole del commissario sono comprensibile, anche perchè bisogna fare cassa e si pensa al caso dell’asta per il Wi-Max non si hanno proprio bei ricordi, tanto che il servizio in Italia continua ad essere una chimera.
A Calabrò risponde il controcanto di Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia, che minimizza l’allarme lanciato da Calabrò. In Italia non esiste il rischio di un collasso della rete mobile per l’eccessiva crescita di smartphone e chiavette wi-fi.
Noi e gli altri operatori stiamo facendo grossi investimenti per connettere in fibra ottica le stazioni radio base per aumentarne la potenza. È la risposta a queste preoccupazioni e va nella giusta direzione”. Bernabè così butta acqua sul fuoco, cercando di distogliere l’attenzione sullo scontro che si sta tenendo circa la banda larga in questo paese.
Attualmente in Italia sul fronte reti in fibra si stanno scontrando Telecom Italia e un consorzio composto da Tiscali, Fastweb, Vodafone e Wind. Due progetti diversi, ma nessuno davvero efficace secondo Calabrò.
Telecom infatti ha messo sul piatto 7 miliardi di investimento per coprire entro il 2015 con la ultra banda larga le 13 principali città italiane.
Il consorzio composta da Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali ha invece sulla carta un progetto da 2,5 milardi di euro con il fine di portare la fibra entro 5 anni ad un congruo numero di abitanti. Progetto però quest’ultimo molto legato a finanziamenti esterni e alla possibilità che tutti gli utenti abbandonino il classico doppino per passare in blocco alla fibra, clienti di Telecom compresi. Due visioni che sicuramente non porteranno lo standard che ci sarà nell’UE nel 2020, con il 50% delle famiglie europee dotate di banda larga. L’AGCOM dunque suggerisce un piano unico e concreto sul tema delle reti di seconda generazione e per questo l’autorità detterà delle regole con il fine di incentivare gli investimenti. Tutto giusto, ma come sempre dov’è il governo italiano quando si parla delle infrastrutture digitali? Se chi governa non capisce che la parola infrastrutture oggi non significa solamente autostrade, ma digitale ed energia, allora diventa impossibile riuscire a rilanciare questo paese.

Share
Scritto da Simone Corami. nessun commento

Lascia un Commento



news