Flop! Forse non doveva essere questa l’eco rivoluzionaria quando il manipolo di avanguardisti di Lenin conquistò il Palazzo d’Inverno al culmine della rivoluzione d’ottobre. Ma sicuramente è stato questo – flop – il suono propagato nel mondo intero nel giorno del boicottaggio contro Facebook, il Quit Facebook Day.
Pochi, pochissimi hanno aderito all’uscita in massa da Facebook per protestare contro le nuove regole sulla privacy. Soltanto in trentamila, o poco più, hanno cancellato il loro profilo. Su quattrocento milioni, praticamente sono quattro gatti. Ma la vittoria del social network è andata oltre. Persino in Pakistan, roccaforte dove l’Islam è duro e puro, Facebook e Youtube hanno vinto la battaglia contro quelle frange integraliste che per pochi giorni ne avevano ottenuto la chiusura dei due siti in Pakistan con l’accusa di aver pubblicato vignette offensive su Maometto. Niente da fare, alla fine Facebook e Youtube sono ritornati anche in Pakistan, sfondando le barricate mentali dei musulmani. Nel 2004 ad Amsterdam il regista olandese Theo Van Gogh fu ucciso da un fanatico musulmano con otto colpi di pistola e poi sgozzato.
Era il regista di un film-denuncia sulle crudeltà dell’Islam. Nel 2005, un quotidiano danese, il Jyllands-Posten, rischiò la chiusura per aver osato pubblicare dodici caricature di Maometto – mentre il loro autore subì addirittura minacce di morte, dovendo vivere protetto dalla polizia. Eppure il web, con Facebook e Youtube come suoi alfieri, è diventato un fenomeno, anzi una forza sociale inarrestabile persino . L’Occidente non sa di aver vinto, con internet, una battaglia di civiltà che non resta isolata solo su internet. Ma anche questi trionfi del web nascondono sconfitte invisibili.
Perché non si può dire no a Facebook? Risposta politicamente scorretta: perché non è Facebook, quanto quell’informe ammasso di contatti, rapporti, nomi senza i quali non sembra più possibile vivere oggi. E’ come dover stracciare la rubrica del telefono – follia. Solo che Facebook è una rubrica molto più sterminata e, questo è il punto, inesauribile, sempre aperta, continuamente aggiornata. Non è Facebook. E’ l’incredibile facilità-velocità con cui si intreccia qualunque tipo di legame – Facebook è socialità alla velocità della luce, anche se fittizia. Ecco perché il web è diventato un surrogato quasi migliore della realtà – “even better than the real thing”, dal titolo di una famosa canzone degli U2.
Era l’epoca in cui internet apparteneva ad una nicchia, la stessa lunghissima epoca in cui si facevano ancora le rivoluzioni contro gli zar e le crociate contro gli infedeli. Ma è finita in un clic. Oggi né Dio, né la libertà si trovano tra i contatti di Facebook.