Da questa mattina sono spariti dal web i gruppi Facebook nati nei giorni scorsi a favore o contro Massimo Tartaglia e per commentare l’aggressione al presidente del Consiglio. “Fan di Massimo Tartaglia”, “Solidarietà a Silvio Berlusconi”, luoghi virtuali da ieri al centro del dibattito politico. Una decisione presa da Facebook Italia che con poche parole, una frase stringata e semplice, ha ribadito uno dei principi fondanti del social network più frequentato del pianeta. “Su Facebook non è permesso promuovere o pubblicare contenuti violenti e minacciosi”. Con una precisazione: “Quello che succede online è un riflesso della realtà”.
Sicuramente hanno pesato le parole del Ministro dell’Interno leghista Roberto Bobo Maroni, che ieri, al termine della riunione con il prefetto di Milano, ha dichiarato di valutare la chiusura di gruppi che potevano fomentare questo tipo di azioni. In realtà l’atteggiamento del governo verso i social network non è mai stato pacifico, diciamo che erano tollerati, ma senza dubbio, qualcuno nella maggioranza di governo non vedeva di buon occhio alcuni gruppi di critica contro le azioni del governo. Se aggiungiamo poi la levata di scudi della rete italiana per il mancato stanziamento della banda larga ed il No B Day, manifestazione autoconvocata da blogger ed internauti, il sospetto è lecito.
Verso le 13 la notizia rimbalza sulla rete. “Hanno cancellato il gruppo dei Fan di Massimo Tartaglia”, si legge nei post di molti utenti. Ed è vero, della pagina con 60mila iscritti non c’è più traccia. Nessun risultato nel motore di ricerca interno e nessun esito se si prova a digitare l’indirizzo preciso. Stesso destino anche per i finti gruppi pro-Berlusconi che ieri avevano sollevato un putiferio di commenti negativi. “Hanno cancellato i due gruppi più grandi che manifestavano solidarietà a Berlusconi”. Risultano infatti scomparsi “Sosteniamo Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia”, 380mila utenti, e “Solidarietà a Silvio Berlusconi”, il gruppo che raccoglieva quasi due milioni di fan del premier per la maggior parte inconsapevoli. Gli amministratori, infatti, hanno cambiato nome e scopo del gruppo che era partito per manifestare tangibile solidarietà ai terremotati d’Abruzzo. La cosa ha sollevato vibrate proteste, minacce di denunce al Garante della Privacy e una frenetica corsa alla cancellazione. In poche ore i sostenitori del gruppo erano calati di diverse decine di migliaia.
La spiegazione sui gruppi scomparsi arriva con il comunicato stampa di Facebook Italia che dopo la dichiarazione di principio – “nessun contenuto violento” – enuncia quella di metodo. In una prima fase saranno esaminate “molto attentamente” tutte le richieste di intervento “con contenuti relativi al Presidente del Consiglio”. Nel caso in cui saranno rilevate infrazioni al ‘codice etico’ la promessa è quella di reagire “tempestivamente per rispondere – ed eventualmente per cancellare – ogni tipo di contenuto che minacci direttamente una persona”.
Certamente i contenuti violenti vanno esaminati, ma allora perchè non farlo anche coi media tradizionali?
I vertici di Facebook Italia chiariscono anche la loro posizione sul gruppo “da cui tutto è partito”, qull’”Uccidiamo Berlusconi”, che aveva sollevato molte polemiche nei mesi scorsi. “E’ stato disabilitato”. Una decisione presa perché “sebbene i contenuti e le discussioni non violino i nostri termini di utilizzo, è quello che invece fa il nome del gruppo”. La cancellazione è avvenuta solo dopo aver “contattato gli amministratori per il cambio di nome”. Una richiesta accettata solo inizialmente. Poi, quando il nome è riapparso, “il gruppo è stato rimosso completamente”. Nei prossimi giorni, quindi, i contenuti dei gruppi “congelati” saranno analizzati e verrà deciso se ripristinarli o meno.
Ma non c’è solo questo. Su un punto i responsabili della comunità virtuale più attiva e chiacchierata del Paese non hanno dubbi. Lo esprimono sotto forma di desiderio: “Vogliamo che Facebook sia un luogo dove le persone possano discutere apertamente ed esprimere le proprie opinioni, rispettando nel contempo i diritti e i sentimenti degli altri”.
Due riflessioni prima di chiudere. Prima di tutto credo che la decisione di Facebook Italia sia bilanciata e da rispettare, ha agito secondo i principi della net neutrality, quindi secondo la regola fondamentale della rete.
Però la questione è che la decisione non viene presa consultando gli utenti della rete, i reali protagonisti. Ed ancora. Cosa succedera agli amministratori di quei gruppi che hanno cambiato i nomi, e di conseguenza lo spirito e l’indirizzo, di gruppo neutrali, facendo diventare gli utenti sostenitori di Tartaglia o Berlusconi.