27-05-2010

Videogiochi contro l’Alzheimer

Una cosa che noi dicevamo spesso quando eravamo piccoli, ma sembra che adesso anche gli scienziati ci diano ragione: i videogiochi non solo aiutano lo sviluppo delle funzioni cognitive, ma aiutano nelle prevenzioni delle malattie degenerative. La fonte è il Dipartimento di Psicofisiologia dell’Università dell’East Carolina.
elderly-gamers_1410259cSo quello che molto di voi stanno pensando:”Oh No! Non è un altro ricerca americana!”. Non avete torto, visto che gli anglosassoni sembrano trovare fondi per potere studiare anche l’influenza della televisione sui calamari (non scherzo, l’hanno fatto gli australiani), mentre nel nostro paese la ricerca è abbandonata al volontariato.
Comunque i risultato di questo studio sono davvero interessanti, soprattutto perchè è stata condotta su un target di persone con età intorno ai 50 anni. I soggetti sono stati monitorati per 6 mesi mentre giocavano ai pop-games, tipo quelli con cui la maggior parte di noi trova su facebook e in altri portali di videogiochi, ad esempio Bejeweled. Lo studio ha misurato le onde cerebrali dei soggetti prima e dopo i giochi casual. I soggetti che hanno giocato per un periodo di 30 minuti ha mostrato un miglioramento nel 87% nei tempi di risposta cognitiva, e un aumento del 215% nel funzionamento esecutivo (la frequenza di completare correttamente le parti del compito) rispetto al gruppo di controllo.
La direttrice del dipartimento di Psicologia, Dott.ssa Carmen Russoniello, presenterà i risultati preliminari durante la sesta edizione dell Health Conference di Boston. I risultati dello studio completo saranno presentati entro l’autunno.

I primi risultati dello studio sono molto interessanti, in quanto suggeriscono che la ‘partecipazione attiva’ indispensabile durante un gioco offre un’opportunità di esercizio mentale attivo, al contrario del guardare la televisione…Le applicazioni future potrebbero comprendere le applicazioni prescrittive utilizzando i videogiochi come prevenzione alla malattia di Alzheimer e altri disordini e demenze di questo tipo“.

Share
Scritto da Simone Corami. nessun commento

Lascia un Commento



news