Turismo e web sono un binomio di sviluppo in tutto il mondo, oramai anche chi acquista in un’agenzia un biglietto od un pacchetto vacanze, sempre meno in realtà, si fa prima un bel giro in rete per trovare offerte e destinazioni. Allora non si sa perchè i governi italiani riescano a spendere cifre da faraoni dell’antico Egitto ottendendo risultati mediocri e poco efficaci.
La vicenda di Italia.it, il famigerato portale del turismo italiano nasce con il governo di centro-sinistra, ma era già in progetto con Lucio Stanca al ministero dell’innovazione sotto il governo di centro-destra, quando l’allora ministro per i beni ed attività culturali Francesco Rutelli, presentò in un
inglese stentato un sito un pò bruttino e molto poco funzionale, costato 45 milioni di euro. Si parlò allora che il costo del solo logo si fosse aggirato intorno ai 2 milioni, sempre di euro, cifra che neanche resuscitando Depero e Picasso, e affidandogli l’incarico, sarebbe stata così esosa. (il logo è rappresentato nell’immagine al lato)
Dopo di che ritornò Silvio e la maggioranza di centro-destra, che solamente da neanche 14 mesi decise, contro il parere di Tremonti, decise di creare un dicastero per il turismo con a capo Michela Brambilla. Non so quanti si ricordano una anticipazione del nuovo logo che doveva avere il portale, realizzato dal presidente in persona, presentato durante un’edizione del TG4 di Emilio Fede. Il logo non era altro che la scritta Italia con un nastro tricolore che scorreva intorno e tutti riconobbero che era frutto di un brutto template di un programma Microsoft. Il logo sparì e la vicenda non ebbe seguito. Ma oggi quel logo campeggia in alto a sinistra sul portale.
Il nuovo ministero costrinse Tremonti a rivedere le proprie previsioni di spesa: dagli iniziali 642.960 euro fissati con Tremonti, ai 15 milioni e mezzo finali, con un aumento di 14.892.052. Tra le voci più interessanti ci sono 8 milioni e 600mila euro per la resurrezione del sito www.italia.it. Siamo nel campo dei miracoli.
La nuova e dispendiosa vita di italia.it, portale che la rete non ama, collocandolo al posto 4562 del rank italiano e al 184.594 di quello internazionale, ben al di sotto dei portali turistici degli altri paesi e anche, sia detto, del sito www.enit.it, non sembra giustificarsi neanche il proprio contenuto. Ci sono poche informazionidel tipo “cosa vedere”, “cosa fare” e “cosa assaggiare”, senza dar conto, ad esempio, di “dove dormire” (sul sito dell’Enit ovviamente presente). A volte, inoltre, l’informazione si limita a qualcosa di meno che una cartolina. Imbarazzante, ad esempio, la voce dedicata allo “shopping in Italia”: dopo aver segnalato la presenza di via Condotti a Roma e via Montenapoleone a Milano, afferma, sprezzante del ridicolo “andare a fare shopping in Italia non significa soltanto negozi e boutique: esistono più di 3700 outlet e spacci aziendali”. Dove non si sa. Non c’è neanche una sezione magari dedicata al localismo, che oggi è diventato fenomeno imprescindibile. Oltre al sito “fratello” dell’Enit (decisamente meglio costruito), d’altronde, italia.it può contare anche su innumerevoli portali messi su da regioni, enti locali ed enti per il turismo territoriali. Il risultato è una inutile somma di informazioni che spesso non dialogano nemmeno tra loro e soprattutto non fanno sistema.
25-06-2010
8 milioni per un sito sul turismo? Si, se sei il governo italiano
Scritto da Simone Corami. nessun commento