17-12-2009

C’è una campagna contro la rete in Italia?

Su FB si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange. Parole di Schifani, il Presidente del Senato, quindi la seconda carica del nostro paese dopo il Presidente Napolitano. Schifani, poi, si dice d’accordo con il ministro Roberto Maroni sul bisogno di fare una legge per mettere ordine nel web.
Una dichiarazione che ci pare sconcertante. Uno perchè si generalizza riguardo tutta la comunità di Facebook, mentre caso mai il fenomeno dovrebbe essere stigmatizzato su alcuni pochi gruppi, visto che oltre il 30% degli italiani è iscritto al social network più famoso del mondo, una cifra che si aggira sui 20 milioni di persone. Poi credo che il paragone non regga. Forse il presidente non ricordo quali erano le forti forme aggregative degli anni ’70, oppure i comunicati, le riviste underground, le assemblee, le occupazioni di fabbriche ed università. Magari si scorda gli slogan a favore della P38, oppure quelli contro le forze dell’ordine, i giornalisti e le istituzioni, ben lontani da certi apprezzamenti verso il Duomatore di Milano.
Eppure Schifani sembra rappresentare un sentimento condiviso in certi ambienti della politica, e non solo, italiana. L’Italia ha scoperto la Rete, è l’inizio dell’editoriale del giurista Stefano Rodotà su Repubblica, che mostra una certa conoscenza con le questioni della rete. Sicuramente molti consideravano Facebook una cosa da ragazzini, una perdita di tempo, non potevamo immaginare che, su iniziativa di alcuni, si arrivvasse al No B. Day, oppure che si potesse essere dei dissidenti verso la politica italiana. Perchè ricordiamo che su Facebook tutti trovano diritto e cittadinanza di parlare, molti gruppi avversano i leader di sinistra, come quelli di destra, arrivando a nomi anche divertenti, come Grazie mamma che non mi hai fatto comunista. Inoltre ricorda ricorda una cosa importante e lo fa citando dei suoi amici esperti della rete: ciò che illegale offline, è illegale online. Questi è l’assunto principale. Se oggi ci si accorge di questo odio presente sulla rete, mi chiedo perchè mai gli esperti del Ministero dell’Interno abbiano applicato poche volte la normativa, derivata dalla Legge Mancino, che non permette contenuti a sfondo razzista o di istigazione all’odio?
Anche la Fondazione FareFuturo, vicina al Presidente della Camera Gianfranco Fini, non ritiene che servano leggi speciali contro la rete, ma ne sottolinea la capacità di autoregolamentazione e le enormi potenzialità “benifiche”.
Comunque non è da oggi che sentiamo attacchi dalla politica italiana o da settori limitrofi, diciamo che forse non c’è una piena conoscenza di quello che è la rete stessa. Non dobbiamo essere complottisti e scomodare teorie che vedono un piano preordinato per chiudere anche questo spazio di democrazia. Non credo sia questo il caso. Magari suggeriamo a tutti i membri del Parlamento Italiano di rivolgersi a qualche esperto, o meglio ancora di cominciare ad usare i social network in maniera più intensa.

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Scritto da Simone Corami. 1 commento
  1. C’è una campagna contro la rete in Italia? 17 dicembre 2009 - 23:40

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