11-10-2010

Internet for Peace: è stato solo marketing?Una querelle inutile.

Sapete di certo che il premio nobel per la pace 2010 è stato assegnato al dissidente cinese Liu Xiaobo, uno degli eroi di Piazza Tien An Men. Sapete che anche Wired Italia, con in testa il suo direttore Riccardo Luna, si è adoperato per una campagna mondiale perchè quel nobel fosse assegnato a Internet. La cosa non si è spenta alla consegna del premio, perchè ninjamarketing.it ha pubblicato un post dove si evince che è stata tutta una campagna di marketing per Wired ed il direttore della rivista ha risposto.
Lo dico subito senza piaggeria, a me i ragazzi di ninjamarkenting stanno molto simpatici, non sempre concordo con le loro analisi sui fenomeni di comunicazione e marketing, e per fortuna non si deve essere sempre d’accordo, però fanno un ottimo lavoro per mostrare le novità del social media merketing, del guerrilla e dei nuovi scenari del marketing non convenzionale.
Mirko Pallera, autore del post, ricorda come Luna chiese consiglio a vari influencers su come poter lanciare in grande stile Wired. Oggi un brand deve essere molto di più che un’azienda che fa prodotti, penso che Apple sia arrivato a tutti, riusciamente a fare l’equivalenza fra il suo brand e l’innovazione. Oltre la tecnologia mi vengono in mente Ikea ed anche Smart, con mondi valoriali e scelte che vanno oltre la funzione d’uso di quello che vendono. Si tratta di passare da una Big Idea ad un Big Ideal, come direbbe Ogilvy, la cui agenzia curò il lancio di Wired, cioè di creare un brand forte che quasi sia lontano dallo stesso prodotto, in questo caso una rivista.
Se davvero fosse questo lo scopo di tutta la campagna io sono il primo a fare i complimenti a Wired e a Luna, riuscito a farsi ascoltare nelle sede che contano in tutto il mondo e a coinvolgere personaggi straordinari, come la già premio nobel per la pace l’iraniana Shirin Ebadi. Certo poi se la dovrà vedere lui se qualcuno si sentirà usato o magari ferito nella sua disponibilità. Anche Max Cavazzini è dello stesso parere di ninjamarketing e come me fa i complimenti ad Ogilvy per l’ottimo lavoro svolto e alla Condè Nest, editore di Wired, per la scelta. Ma non è una novità, se pensate allo sforzo che Toscani fece attraverso Benetton contro la guerra nella ex-jugoslavia e per la ricerca sull’Aids. Viviamo nella post-modernità, sappiamo benissimo che oggi la funzione politica è demandata ad altri, soprattutto sui grandi temi sociali.
Riccardo Luna ha replicato contro gli articoli sopra citati e su alcune cose bisogna dirgli ragione, come il fatto che l’eco della campagna è stato internazionale e non locale, c’era anche Nicholas Negroponte del MIT fra i sostenitori. Comunque ha avuto il merito di segnalare Internet in Italia non per le solite cose, come il clima di cui parlano alcuni politici, è stata firmata da 160 parlamentari ed avuto anche l’adesione di alcune regione, dal Veneto del leghista Zaia alla Puglia di Nichi Vendola, convinto sostenitore della rete. Altra accusa è quella di aver raccolto pubblicità di aziende che altrimenti non avrebbero investito. Non sono d’accordo, visto che per certi stakeholder, Vodafone, Telecom e Fastweb, è prassi quasi isituzionale fare advertising su riviste di settore, poiil lettore di Wired è loro target.
La questione è un’altra a mio avviso. Io mi sono detto sempre contrario al nobel per la pace ad internet, ma la mia è un’opinione personale. Ma se Wired avesse fatto una campagna per l’alfabetizzazione informatica e la scuola in Afghanistan, sarebbe cambiato qualcosa? Sarebbe stato un intento più nobile? La Responsabilità Sociale delle imprese oggi è tratto distintivo delle aziende migliori, lo vediamo ogni giorno e serve proprio per aumentare la brand awareness, cioè la notorietà del marchio ed anche l’adesione al suo sistema valoriale. Magari se la stessa campagna l’avesse fatta un produttore di armi era un altro paio di maniche, ma non è questo il caso. Viviamo in un mondo di brand, che piaccia o non piaccia sono diventati punti di riferimento anche nel nostro sociale. Non faccio la difesa di Luna o di Wired, ma cerchiamo di guardare il mondo per quello che è senza nasconderci. La cosa importante adesso non è fare la morale a Wired, ma capire se questo premio ha ancora un senso e se magari riuscirà a sortire un effetto in quel grande monolite che è la Cina. Almeno questo è quello che mi auguro io.

Scritto da Simone Corami. nessun commento

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