24-01-2010

Internet: l’Italia sarà la nuova Cina?

Mentre aspettiamo il parere della Comissione Parlamentare, il Decreto Romani entra nelle agende internazionali, non solo quelle europee. E’ Time a parlarne in relazione alle polemiche fra Hillary Clinton e la Cina riguardo Google.
hillaryGoogle ha minacciato di abbandonare il mercato cinese per i numerosi attacchi di hacker cinesi contro gli utenti che usano un account Gmail. Fra l’altro questi attacchi sarebbero opera di pirati informatici al servizio del regime di Pechino, vista l’omogeneità dei destinatari, tutte persone che si occupano di democrazia e diritti umani. E’ stato il Segretario di Stato Americano Hillary Clinton ha fare un vero e proprio endorsement verso Google in un discorso trasmesso on-line in tutto il mondo dal Newseum di Washington: ”Mai come in questo periodo l’informazione è stata libera e globale. O avrebbe la libertà di esserlo. L’accesso libero all’informazione è fondamentale per la democrazia”.
Gli Stati Uniti sulla scia di questo argomento hanno scoperto quella che si profila all’orizzonte per l’Italia. Time, il 22 gennaio 2010, titolava: ” Berlusconi vs Google: will Italy censor You Tube?”. Nell’articolo era presente questa dichiarazione: ” Hot on the heels of the Google vs. China censorship dispute, a new front in the showdown between state power and Internet freedom is opening in Italy. Prime Minister Silvio Berlusconi’s government is pushing through new measures that would give the state control over online video content and force anyone who regularly uploads videos to obtain a license from the Ministry of Communications”.
Il decreto in questione è il decreto Romani, con il quale, dice il magazine americano, ci siamo guadagnati il secondo posto dopo la Cina in quanto a voglia di mettere le mani sulla libertà di espressione. Ora anche Paolo Romani magari si convincerà che la questione non riguarda più solamente pochi blogger nullafacenti e col vizio di vedere complotti dappertutto.

Ma le questioni che riguardano la rete non finiscono qui. Da una dichiarazione dell’on. Fabrizio Cicchitto, che ha aperto il convegno sulla banda larga, organizzato a Roma dalla Fondazione Riformismo&Libertà, apprendiamo una proposta quanto meno bislacca per lo scenario italiano. Nelle bozze in circolazione del testo per gli incentivi all’industria e consumi si parlarebbe di una somma pari a 50 euro per l’acquisto di un nuovo pc in abbinamento con un collegamento internet a banda larga. Il bonus salirebbe a 70 euro per le categorie disagiate. Sulle cifre definitive e la relativa copertura sono ancora in corso le ultime valutazioni, ma il varo dell’agevolazione sarebbe certo, messo insieme al piano di e-government del ministro Brunetta. In un paese che non mette in campo ancora nessuna risorsa per la banda larga si pensa all’incentivo ai consumi di computer e collegamenti internet! Una mossa che denota una mancanza di strategia industriale della compagine governativa italiana e che si aggrava nelle intenzioni del decreto Romani che vuole trattare Internet come fosse una grande televisione. Inoltre crediamo che qualsiasi governo italiano dovrebbe anche occuparsi dell”educazione al mezzo, visto che l’Italia avrebbe un tasso di analfabetismo di ritorno, persone che non riescono a comprendere un testo scritto alla prima lettura, molto alto, calcolato secondo alcune stime ad un terzo della popolazione.

Continua intanto il balletto sulle famose risorse per lo sviluppo della banda larga nel nostro paese, che continua a registrare dichiarazione sempre discordanti fra di loro. Da un articolo de Il Sole 24 Ore, apprendiamo che da mesi, ormai, è fermo al Cipe un finanziamento a valere sulle risorse Fas che può arrivare, ai sensi di legge, «fino a 800 milioni». Per accelerare l’iter una prima tranche, relativa al triennio 2010-2012, potrebbe confluire, mantenendo la copertura originaria, nel decreto Scajola. Tutto dipenderebbe dall’ok di Tremonti, che dopo le dichiarazioni di ieri sul calo delle tasse – “io non faccio macelleria sociale” – ci sembra improbabile.

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Scritto da Simone Corami. 1 commento
  1. Internet: l’Italia sarà la nuova Cina? 24 gennaio 2010 - 23:22

    [...] articolo originale: Internet: l’Italia sarà la nuova Cina? Articoli correlati: La Cina censura per internet. Arriva Green Dam – AgoraVox [...]

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