Jerome Lanier non è uno qualunque. E’ stato l’uomo che ha sviluppato ed anche coniato il termine Realtà Virtuale. Quando un personaggio del genere dichiara qualcosa lo ascolti con attenzione, figuriamoci se poi pubblica un libro come You’re not a gadget.
Domenica Gianni Riotta, direttore de Il Sole 24 ore, pubblica un articolo in cui parla del libro di Lanier e di alcune dichiarazioni molto dure e critiche contro il web 2.0. Una delle firme prestigiose di Wired si scaglia contro i teppisti che hanno ridotto internet ad un cestino della spazzatura, dove il sapereè demandato a Wikipedia e a Google. Il suo allarme è volto soprattutto a mettere in risalto i limiti e le contraddizioni dell’informazione offerta dal web, di cui lamenta l’appiattimento dei contenuti online, una poltiglia di informazione amorfa che rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica invece di promuoverle, come sperava oltre dieci anni fa. “I blog anonimi, con i loro inutili commenti, gli scherzi frivoli di tanti video ci hanno tutti ridotti a formichine liete di avere la faccina su Facebook, la battuta su Twitter e la pasquinata firmata Zorro sul sito. In realtà questa poltiglia di informazione amorfa rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica”.
Analisi ribadita anche da Riotta che ricorda come i video più visti dei primi due giornali italiani, Repubblica e Corriere, sia la ragazza che si tuffa nel lago e sbatte il sedere perché è gelato, la scema che fa la capriola e cade dal letto, il fusto che solleva 150 chili e sviene, il reporter sfiorato da un aereo e la cliente infuriata che devasta il locale perché il panino non le piace abbastanza.
Lanier rincara la dose ricorda con quale prospettiva lavorarava agli inizi: “Ai tempi della rivoluzione Internet io e i miei collaboratori venivamo sempre irrisi, perché prevedevamo che il Web avrebbe potuto dare libera espressione a milioni di individui. Macché, ci dicevano, alla gente piace guardare la TV, non stare davanti a un computer. Quando la rivoluzione c’è stata, però, la creatività è stata uccisa, e il Web ha perso la dignità intellettuale. Se volete sapere qualcosa la chiedete a Google, che vi manda a Wikipedia, punto e basta. Altrimenti la gente finisce nella bolla dei siti arrabbiati, degli ultras, dove ascolta solo chi rafforza le sue idee. [...] Ovviamente un coro collettivo non può servire a scrivere la storia, né possiamo affidare l’opinione pubblica a capannelli di assatanati sui blog. La massa ha il potere di distorcere la storia, danneggiando le minoranze, e gli insulti dei teppisti online ossificano il dibattito e disperdono la ragione”.
Techmex ha aspettato qualche giorno prima di commentare le dichiarazioni di Lanier, ma anche quelle di Riotta riguardo i teppisti del web. Perchè? Perchè qualcosa non torna.
Certamente le preoccupazioni di Lanier sono condivisibili ed anche alcuni riferimenti al mondo del web agli inizi degli anni ’90. Certamente Wikipedia non è L’Enciclopedia di Diderot e D’Alambert, vi sono molte falle nel controllo e nelle impostazioni delle voci, tant’è che la creatura di Jimbo Wales si è avviata verso una crisi da cui sarà difficile uscire. Anche su Google abbiamo le nostre perplessità, visto che non c’è ancora nessuno che possa realmente contrastare la forza del gigante di Mountain View.
Ma qualcosa non torna lo stesso. Prima di tutto chi sono i teppisti del web, veramente? Inoltre dai primi anni novanta c’è stato un aumento enorme degli utenti del web, gli stessi utenti che prima guardavano solamente la tv generalista. Ora l’allargamento dell’utenza web ha portato ad un aumento dei contenuti, soprattutto quelli generati dagli utenti. Su Internet si può trovare tutto, quello che conta è la scelta, è il percorso personale che un individuo compie. Prima di tutto i contenuti si scelgono in base all’autorevolezza e i premi o i titoli di studi non sempre corrispondono alle scelte delle persone.
Il web 2.0 è una conquista importante, non credo si possa tornare indietro ad un internet fatto di guardiani che fanno da filtro ai contenuti, anche perchè chi deciderà quali sono i guardiani giusti?
14-01-2010
Jerome Lanier, il web 2.0 e noi
Scritto da Simone Corami. 1 commento
Jerome Lanier, il web 2.0 e noi 15 gennaio 2010 - 03:21
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