26-01-2010

L’UE prepara una procedura di infrazione sul Decreto Romani

La Commissione Europea si prepara ad aprire una procedura di infrazione contro l’Italia nel merito del Decreto Romani, mentre anche Calabrò di Agcom esprime il suo parere negativo durante l’Audizione alla Commisione Lavori pubblici del Senato.
Secondo le prime indiscrezioni il decreto, a parere della Commissione, rischia di violare le norme europee nella parte riguardante i controlli sui contenuti che viaggiano sulla rete, ed in particolare quelle sul commercio elettronico, che vietano espressamente obblighi di monitoraggio preventivo da parte degli Isp. Appena avremo notizie più appronfondite vi faremo sapere.

“Nel decreto ci sono aspetti da riconsiderare perche’ non coerenti con la direttiva comunitaria”. E’ quanto ha dichiarato il presidente dell’Agcom, Corrado Calabro’ al termine dell’audizione in commissione Lavori pubblici del Senato sul decreto Romani sulla televisione di recepimento delle direttive Ue in tema televisivo.Per quanto riguarda il web Calabro’ ha rimarcato che si tratta di un problema enorme e ricordato che la Ue, dopo un dibattito prolungatosi per mesi, ha poi trovato ”una soluzione di compromesso che stabilisce come interventi repressivi sono possibili purche’ proporzionali e sempre ex post. Non e’ cioe’ consentito un filtro preventivo”. Anche il tentativo del decreto in questione di introdurre un’autorizzazione preventiva ”rischierebbe di trasformare quest’ultima in un filtro burocratico”, molto piu’ opportuno dunque, secondo il garante delle comunicazioni ”restare sulla linea di intervento europeo”. Sostanzialmente una bocciatura anche da parte dell’Agcom, anche se molto diplomatica.

BerlinghieriAbbiamo trovato invece un articolo interessante di Elvira Berlinghieri, giurista che si occupa di web, che analizza in maniera completa quali possono essere i dubbi interpretativi relativi al decreto. Ne pubblichiamo un estratto e nel caso voleste continuarne la lettura fate riferimento ai link in questo post:

Il considerando 16 chiarifica, quindi, il tipo di mercato che la direttiva si prefigge di regolamentare e vale di per sé a escludere ogni tipo di attività effettuata da utenti che utilizzano piattaforme di videosharing come YouTube, Vimeo o Google Video. E infatti nella definizione di media audiovisivo che si legge nell’articolo 1 della direttiva di servizio si legge di «un servizio, quale definito agli articoli 49 e 50 del trattato, che è sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi di media e il cui obiettivo principale è la fornitura di programmi al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico, attraverso reti di comunicazioni elettroniche ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della direttiva 2002/21/CE. Per siffatto servizio di media audiovisivi si intende o una trasmissione televisiva come definita alla lettera e) del presente articolo o un servizio di media audiovisivi a richiesta come definito alla lettera g) del presente articolo, e/o — una comunicazione commerciale audiovisiva».

Nello schema di decreto presentato in Italia, la definizione è però più ampia e specifica: sebbene non vi rientrino i servizi «prestati principalmente all’interno di attività non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva», aggiunge che vi debbano rientrare «i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale».

Proprio l’aggiunta relativa all’inclusione dei servizi audiovisivi veicolati mediante siti internet può generare dubbi sulla portata interpretativa da dare al comma. È lecito chiedersi se, infatti, debba ritenersi inclusa nella specificazione un tipo di attività imprenditoriale ed economica e a contenuto direttamente televisivo oppure se, alla luce di una interpretazione più restrittiva, debbano intendersi compresi nella definizione anche siti internet che fanno uso di contenuti audiovisivi in modo sistematico (videoblog, ma anche piattaforme di e-learning che veicolano le lezioni con riprese video o piattaforme che veicolano filmati per adulti, fino ad arrivare a siti che offrono spazio per caricare video).

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Scritto da Simone Corami. 1 commento
  1. L’UE prepara una procedura di infrazione sul Decreto Romani 26 gennaio 2010 - 21:44

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