Oggi Il Sole 24 Ore riporta una notizia disatrosa per chi si occupa di digitale in questo nostro paese: I soldi per lo sviluppo della banda larga non ci sono più. O meglio degli 800 milioni di euro, già pochi per un piano serio per colmare il digital divide italiano ne sono rimasti 100, forse 140. Il famoso piano Romani non c’è più e visto che questi soldi sono di competenza del ministero dello sviluppo, oggi ad interim di Silvio Berlusconi, una domanda è d’obbligo: “Presidente dove sono finiti quesi soldi?”
Noi la domanda la poniamo come la ponete voi, sapendo che queste briciole rimanenti, non saranno sufficienti per cablare 73 zone italiane, qualche distretto industriale rimasto indietro, che saranno scelte da Confindustria e dal ministro dello sviluppo economico, oramai assente da 7 mesi. Berlusconi su questo aveva detto che il sostituto sarebbe entrato in carica subito al posto del dimissionario Scajola per la nota questione immobiliare. Ma dopo la faccenda Brancher, altro punto di imbarazzo di questo governo, un nulla clamoroso ha avvolto i destini del ministero. E Silvio aveva anche detto che si era speso molto nella questione dello sviluppo economico, visto la questione del digitale, che non solo noi, ma in molti credono centrale per lo sviluppo economico del paese, ci sembra che qualcosa nei conti non torni.
Una soluzione ci sarebbe, sostengono alcuni, l’unica che in tempi di crisi e di fronte alle pressanti esigenze dei cittadini potrebbe accontentare la popolazione. La sola che potrebbe essere perseguita anche con i minimi contributi regionali dando dei benefici massimi e di qualità. Servizi che nessun operatore di telefonia fissa potrebbe garantire allo stesso prezzo: il WiMax.
Se l’attenzione della politica fosse davvero rivolta alla soluzione del problema del digital divide basterebbe semplicemente indirizzare gli investimenti, nella loro pochezza, agli operatori WiMax in possesso della regolare licenza statale per l’uso delle frequenze. Ma sappiamo che questa faccenda non ha reso molto allo stato italiano e che gli operatori sono pressoche sconosciuti e non hanno ancora iniziato a lavorare in maniere sufficiente nelle zone raggiunte.
Ma al di là del trovare la soluzione, necessaria, impellente e primaria, noi vorremmo proprio sapere che fine hanno fatto quei soldi che il viceministro Romani aveva assicurato esserci, complimentandosi con Tremonti perchè li teneva bloccati fino alla reale necessità. A cosa servono quei soldi? Per il ponte sulle stretto? Per rifare gli interni di Palazzo Grazioli? Per le piscine di Villa Certosa? Il sentimento della polemica è forte, ma almeno se qualcuno ci desse una risposta potremmo almeno dire se è giusto o sbagliato lo spostamento di questi fondi. Qui si presenta allora un’altro problema, quella della comunicazione fra lo stato ed i cittadini, problema che neanche stavolta trova una risposta.
18-09-2010
Presidente, dove sono i soldi della banda larga?
Scritto da Simone Corami. nessun commento