Tra i preadolescenti vanno di moda due flash-game che permettono di avere un avatar da far diventare una velina, usando un termine tipicamente italiano.C’è da preoccuparsi?
Due applicazioni, una francese ed una britannica, permettono a chiunque di creare un avatar da curare e far evolvere in una splendida bimbo girl. Ma Bimbo è stato il primo, di origine francese, poi esportato nel Regno Unito è diventato Miss Bimbo. La filosofia del gioco è, in sostanza, imparare a diventare veline con tutti i prodotti commerciali e gli strumenti della tecnologia a disposizione.
Acquisti virtuali di creme di bellezza, affitto di appartamenti e ville (all’inizio la giocatrice, secondo le regole, vive ancora con i genitori), nuove acconciature e colore dei capelli. La bimbo, naturalmente, deve essere nutrita, meglio però se con alimenti dietetici per mantenerla in forma e farla diventare sempre più hot, con un traguardo: essere la “hottest” del paese. Di livello in livello, ecco comparire anche il boyfriend. Il fidanzato di più alto livello garantirà alle aspiranti bimbo una maggiore quantità di dollars da spendere per essere sempre più belle e alla moda e, di conseguenza, più punteggio. I genitori, intanto, hanno cominciato a protestare sui blog. Ma c’è da preoccuparsi davvero?
In realtà applicazioni di questo tipo già esistevano in rete, ma nessuna arrivava ad un grade di simulazione tale, che ricorda quello del Tamagochi, il noto cucciolo virtuale. Inoltre il fenomeno di Barbie ha compiuto già la sua evoluzione e decadenza, con tutti gli accessori possibili ed immaginabili per la bionda più famosa al mondo. Certamente quando c’è di mezzo la rete i genitori hanno un campanello che suona molto più forte. Sembra la solita questione sui videogiochi violenti, perchè noi che abbiamo “sterminato” eserciti, pianeti e qualsiasi razza alieni, poi non siamo diventati dei serial killer o soldati in un esercito di mercenari? Ma la questione stavolta è più delicata.
L’Italia è un paese dove la velina non è solamente una figura “professionale” ma uno status sociale, non si collega neanche più alla bellezza, ma ad un corpo di regole e comportamenti che possono aprire le porte del potere. Oggi nel nostro paese una velina non aspira più solo al mondo dello spettacolo, ma direttamente alla politica, ovviamente come se fossero la medesima cosa. Allora questi giochi possono fungere da training nel preparare le aspirante deputate di domani. Il potere simulatorio puuò a questo diventare un volano ancora più forte nel tracciare identità e coscienze, certamente non per tutte, ma per una percentuale che credo non del tutto esigua.
Se vuoi avere successo nella vita devi essere bella e piacente a qualunque costò. Questa affermazione può essere frutto di libera scelta da parte di una donna che ha fatto le sue esperienze ed ha deciso di adottare questo approccio alla vita – osserva Davide Bennato sul blog Tecnoetica -. Scelta discutibile, ma non per questo impraticabile. Il punto è presentare questa affermazione come l’unica possibile a una bambina dai 9 anni in su. Il videogioco, per il tipo di target a cui si rivolge, rischia di dare un’immagine distorta della femminilità e del tipo di ruolo che la donna – volente o nolente – copre nella società. Il successo, tuttavia, non è virtuale: 60 mila contatti al mese, con punte di 70 mila.
11-08-2009
Videogame per aspiranti veline
Scritto da Simone Corami. nessun commento