Wikileaks l’ha davvero fatta di nuovo grossa, fortunamente per noi, pubblicando i diari segreti della guerra in Afghanistan del periodo che va dal 2004 al 2010. La nebbia che ha coperta questa fase del conflitto sembra sparire, lasciando intravedere grandi errori strategici. Le notizie sono state riprese in tutto il mondo, dal New York Times al tedesco Der Spiegel.
Per chi non lo lo conoscesse Wikileaks è uno strumento che raccogle documenti inediti sulle più importanti questioni di attualità. Già nel mirino di Casa Bianca e Pentagono, stavolta ha pubblicato 90.000 documenti sul conflitto in Afghanistan, quello iniziato per sconfiggere il terrorismo e Bin Laden.
Ne viene fuori uno scenario sconvolgente sulla guerra che sembra una sceneggiatura di un brutto film di guerra. I documenti llustrano dettagliatamente come, nonostante i quasi 300 miliardi dollari spesi dalle amministrazioni americane, i talebani siano più forti adesso che nel 2001.
Tanti errori commerssi. Per esempio, i talebani hanno utilizzato missili portatili a ricerca di calore contro gli aerei alleati, gli Stinger, fatto mai reso pubblico dai militari. Questo tipo di arma ha aiutato i mujahidin afghani sconfiggere l’occupazione sovietica negli anni 1980. Unità segrete come la Task Force 373 – un gruppo classificato come reparto operativo speciale – aveva come compito la “kill list” di circa 70 alti comandanti ribelli. Queste missioni, che sono stati intensificate sotto l’amministrazione Obama, hanno riportato notevoli successi, ma hanno provocato l’uccisione di molti civili e alimentato il risentimento afghano. Altri dati inediti pubblicati raccontano di centinaia di civili uccisi in scontri tenuti segreti, o di attacchi dei talebani che di fatto alimentano la guerriglia nei vicini Pakistan e Iran.
I documenti dimostrano che l’esercito americano ha in alcune occasioni rilasciato fuorvianti dichiarazioni pubbliche. Ovviamente i funzionari della Casa Bianca hanno negato con vigore che l’amministrazione Obama abbia presentato un ritratto ingannevole della guerra in Afghanistan. La Central Intelligence Agency ha esteso le operazioni paramilitari in Afghanistan e dal 2001 al 2008, e ha considerato l’agenzia di intelligence afghana come una vera e propria filiale virtuale.
Inoltre, come spiega Wikileaks, i servizi segreti pakistani sarebbero in contatto diretto con i talebani guidandone la strategia e l’organizzazione delle reti di gruppi militanti che combattono contro i soldati americani, fino a spingersi addirittura a piani per l’uccisione di leader afghani scomodi. I gruppi militanti pakistani lavorerebbero a fianco di Al Qaeda per progettare attentati. Se si pensa che questo mese il Segretario di Stato Hillary Clinton, in una visita a Islamabad ha annunciato il rilascio 500 milioni dollari in aiuti, o che i funzionari dell’amministrazione hanno sempre considerato il Pakistan, dotato di armi nucleari, un paese strategico per la salvaguardia delle forniture NATO che viaggiano in Afghanistan, si comprende la gravità delle informazioni pubblicate.
I rapporti suggeriscono che l’esercito pachistano abbia agito sia come alleato e nemico, un vero doppiogiochista: da una parte assecondando le richieste americane, dall’altro verso esercitando una forte sulle reti ribelli afghane che gli americani combattevano. Nonostante la Cia e il Pentagono non abbiano mai fornito prove dettagliate pare non ci siano dubbi sul fatto che il Pakistan stia aiutando i gruppi di insorti.
Se infatti i funzionari americani non hanno fornito la prova definitiva di un diretto coinvolgimento dell’ISI, il servizio segreto del Pakistan, in un attacco nel luglio 2008, il vice direttore della CIA, Stephen R. Kappes, scoprì che i funzionari pachistani dell’ISI erano coinvolti nell’organizzazione di un attentato suicida mortale della Ambasciata dell’India a Kabul. Un’altro rapporto, datato agosto 2008, identifica un colonnello ISI implicato con un funzionario dei talebani nell’organizzazione del piano per assassinare il presidente Hamid Karzai. Secondo il rapporto, non c’era nessuna informazione su come o quando ciò dovesse essere realizzato. I diari evocherebbero anche il coinvolgimento del generale Gul, adesso ufficialmente in pensione, che tra il 1987 e il 1989 lavorava per l’ISI aiutando le milizie afghane durante la guerra con l’Urss con la collaborazione della Cia; le relazioni indicano che i funzionari americani avevano una visione chiara di come le reti funzionassero: un rapporto del 18 dicembre 2006, descrive il processo per la formazione di un kamikaze; l’attentatore suicida è reclutato e addestrato in Pakistan, poi si cerca un luogo per “ospitare” l’attentatore suicida nei pressi del bersaglio prima di effettuare l’attacco e la rete riceve aiuto da parte della polizia afghanistan italiani Afghanistan: Wikileaks pubblica i diari di guerra, la Casa Bianca condanna afghana e dal Ministero degli Interni.
La Casa Bianca ha “fortemente condannato” la fuga di notizie sulla guerra in Afghanistan. In una lunga dichiarazione, il consigliere per la sicurezza nazionale, Jim Jones, sottolinea che l’azione di Wikileaks mette a repentaglio “le vite sia di americani, sia dei nostri partners, e rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza nazionale“. Continua Jones in una nota diffusa dalla Casa Bianca: “Wikileaks non ha fatto alcuno sforzo di contattarci circa questi documenti. Il governo degli Stati Uniti ha appreso da organizzazioni giornalistiche che questi documenti sarebbero stati pubblicati. Queste fughe di notizie irresponsabili non avranno alcun effetto sul nostro impegno ad approfondire i rapporti con Afghanistan e Pakistan, per sconfiggere i comuni nemici e sostenere le legittime aspirazioni del popolo afghano e del popolo pachistano“.
Il New York Times ha giustificato la pubblicazione dei rapporti come un servizio ai lettori: “Decidere se pubblicare informazioni segrete è sempre difficile, e dopo aver valutato il rischio e l’interesse pubblico, a volte abbiamoscelto di non pubblicare. Ma ci sono momenti in cui l’informazione è di rilevante interesse pubblico, e questa è una di quelle volte. I documenti illuminano la straordinaria difficoltà degli Stati Uniti e deii suoi alleati in un modo che non ha precedenti” e si cura di sottolineare che “il Times ha avuto cura di non pubblicare informazioni che potrebbero ledere gli interessi di sicurezza nazionale“.